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Piccoli pacchi extra Ue, la tassa europea parte il 1° novembre. Quella italiana slitta ancora, al 2027

27 ottobre 2026, ore 16:07

Dal 1° novembre i piccoli pacchi in arrivo da fuori dall'Unione europea pagano una nuova tassa di gestione di due euro, fissata dalla Commissione per coprire il costo dei controlli doganali. Si somma al dazio forfettario di 3 euro che da luglio colpisce gli acquisti sotto i 150 euro, e la versa chi dichiara la spedizione alla frontiera, di solito la piattaforma che vende, libera poi di caricarla sul prezzo. A riscuoterla sarà l'Agenzia delle dogane, il cui direttore ha assicurato che non sono previsti ritardi.

Di rinvii, invece, l'Italia se ne intende. Nella legge di bilancio per il 2026 il governo aveva introdotto un prelievo tutto suo, di due euro per ogni pacco extra Ue di valore fino a 150 euro: doveva partire il 1° gennaio, frenare il commercio online asiatico e portare soldi all'Erario. Da allora la partenza è stata spostata quattro volte, l'ultima il 22 ottobre con un nuovo decreto del Consiglio dei ministri, e ora è fissata al 1° gennaio 2027. Per la tassa di Bruxelles le dogane sono pronte in tempo; quella decisa a Roma, dopo dieci mesi, cerca ancora una data che regga.

Il motivo dell'ultimo rinvio sta nella strada che fanno le spedizioni: un pacco partito dalla Cina può essere sdoganato in Belgio, nei Paesi Bassi o in Ungheria, dove i due euro italiani non si pagano, e arrivare poi in Italia su un camion. Un prelievo applicato da un Paese solo, in altre parole, non ferma i pacchi: li manda alle dogane dei vicini, insieme al lavoro che portano. Assonime, l'associazione delle società per azioni, lo aveva scritto già a febbraio, chiedendo di cambiare la norma o di abrogarla. Il governo, da allora, non ha fatto né l'una né l'altra cosa: ne ha spostato la data.

Ogni mese di attesa, secondo le relazioni tecniche dei decreti, vale 20,4 milioni di entrate che il bilancio dello Stato aveva già messo in conto e che adesso vanno coperte con altri soldi pubblici, cioè con le tasse di tutti. Dodici mesi fanno quasi 245 milioni, la somma che la manovra contava di incassare in un anno intero. Nata per far entrare denaro nelle casse pubbliche, la tassa italiana finora vi ha aperto soltanto un buco da riempire.

Intanto alle dogane italiane di pacchi ne arrivano meno: secondo l'Agenzia, nei primi nove mesi del 2026 le dichiarazioni per le piccole spedizioni sono calate del 31% rispetto a un anno prima, e la discesa era cominciata prima del dazio. Se si compri meno o si sdogani altrove, i dati non lo dicono. Di sicuro c'è che dal 1° novembre chi compra pagherà cinque euro europei per spedizione, se la piattaforma li carica sul prezzo, mentre lo Stato continua ad aspettare i suoi.

Quindi la domanda, al ministero dell'Economia e all'Agenzia delle dogane: se dal 1° gennaio 2027 un pacco sdoganato in Belgio continuerà a non pagare i due euro italiani, che cosa impedirà il quinto rinvio?

La tassa europea entra in vigore puntuale il 1° novembre. Quella italiana ha cambiato data quattro volte e non ha ancora incassato un euro.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Unomattina (Rai 1) il 27 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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