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La garanzia sui prodotti è un costo dell'anno in cui si vende

28 ottobre 2026, ore 07:57

Una garanzia è l'impegno, preso con il cliente al momento della vendita, a riparare o sostituire a proprie spese il prodotto che si guasta entro un certo periodo. Alla firma del contratto non fa uscire nemmeno un euro, e per questo è fra gli argomenti di vendita più usati quando gli ordini rallentano. Il 27 ottobre Ferretti, il gruppo italiano che costruisce yacht e superyacht, ha presentato i conti dei primi nove mesi del 2026: fra le iniziative che hanno sostenuto gli ordini c'è l'estensione di un anno della garanzia standard, e il gruppo la mette anche fra le cause del calo della redditività. Che un anno di garanzia in più pesi sui conti prima ancora di cominciare dipende da come il bilancio registra le riparazioni promesse.

Il costo della garanzia nasce quando si vende, anche se si paga dopo

La spesa vera arriva più tardi, quando il cliente chiama e qualcuno deve intervenire: le ore dei tecnici, i ricambi, le trasferte. Può arrivare dopo sei mesi o dopo tre anni. Il codice civile, però, all'articolo 2423-bis chiede di registrare in ogni esercizio i costi di sua competenza, indipendentemente dalla data del pagamento, e per i principi contabili un costo appartiene all'anno dei ricavi che lo hanno reso necessario. Le riparazioni in garanzia sono quindi un costo dell'anno della vendita: senza quell'impegno il cliente avrebbe pagato meno o comprato altrove.

Lo strumento con cui il bilancio rispetta questa regola si chiama accantonamento. Alla chiusura dell'esercizio l'impresa stima quanto spenderà negli anni seguenti per gli interventi in garanzia sui prodotti già venduti, iscrive quella somma fra i costi del conto economico e la riporta, nel passivo dello stato patrimoniale, in un fondo per rischi e oneri: un impegno stimato verso i clienti, non denaro tenuto da parte. Il principio contabile OIC 31 lo prevede per le passività certe o probabili il cui importo o la cui data non sono ancora noti alla chiusura. Quando poi il tecnico interviene, la spesa non tocca più il conto economico: si toglie dal fondo creato in precedenza.

Un accantonamento, quindi, non fa uscire soldi dal conto corrente. Il pagamento avviene quando si fanno le riparazioni; l'accantonamento serve perché il margine dell'anno della vendita comprenda già quella spesa.

La stima parte dalle riparazioni già fatte

Si prendono gli interventi in garanzia degli ultimi esercizi, con il loro costo completo di manodopera, ricambi e trasferte, e si collegano ai prodotti riparati e alla data in cui erano stati venduti. Dal confronto fra quanto si è speso e quanto si era fatturato per quei prodotti esce una percentuale. Applicata alle vendite ancora in garanzia, al netto di quanto per esse si è già speso, dà la somma da accantonare. Quando i prodotti sono pochi e di grande valore, come una barca o un impianto, la stima si fa anche commessa per commessa, guardando i difetti già segnalati.

Allungare la durata della garanzia aggiunge un periodo in cui i guasti possono presentarsi, e di solito è quello in cui i componenti sono più usurati. Per questo la percentuale ricavata dagli anni con la garanzia più corta non basta più: va rivista con i dati dei guasti fuori garanzia, che l'assistenza tecnica di norma registra e fattura ai clienti.

Il fondo non abbassa le imposte dell'anno

Nei bilanci delle imprese più piccole il fondo garanzia prodotti può mancare, e c'è una ragione. L'articolo 107, comma 4, del testo unico delle imposte sui redditi non ammette in deduzione accantonamenti diversi da quelli espressamente previsti, e quello per le garanzie non è fra questi: il costo riduce il reddito imponibile solo nell'anno in cui la riparazione si fa davvero. Chi prepara il bilancio guardando soprattutto al fisco è portato a non stanziarlo, visto che nell'anno della vendita non porta nessun risparmio.

Ne esce un conto economico che, quando le vendite crescono, mostra margini più alti di quelli reali e che negli esercizi successivi si carica delle riparazioni senza i ricavi delle vendite a cui si riferiscono. L'errore conta di più quando l'impresa usa la garanzia come argomento commerciale: l'anno in più convince il cliente, la spesa futura non compare nei conti di quell'anno, e l'analisi dei costi fatta su quei numeri attribuisce ai prodotti un margine che non hanno.

Nei propri conti il controllo comincia dal passivo del bilancio, alla voce dei fondi per rischi e oneri, e dalla nota integrativa, che deve dire che cosa contiene ciascun fondo. Poi si guarda il gestionale: se gli interventi in garanzia sono registrati con il prodotto e la data di vendita a cui si riferiscono, la percentuale si può calcolare; se finiscono mescolati fra le spese generali dell'assistenza, il primo passo è separarli.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Milano Finanza il 27 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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