Otranto, il ministero della Cultura spende 1,8 milioni per diciassette serate di luci. I tre incarichi senza gara più ricchi si fermano appena sotto la soglia
6 novembre 2026, ore 16:13
Dall'11 settembre, per diciassette sere, il castello, la cattedrale e altri quattro monumenti di Otranto hanno fatto da schermo a un videomapping, cioè a un racconto animato di luce proiettato sulla pietra, dedicato all'assedio ottomano della città nel Quattrocento. Lo ha pagato il ministero della Cultura e i contratti li ha firmati il suo ufficio territoriale, la Direzione regionale dei Musei nazionali della Puglia: 1,8 milioni di euro, IVA compresa, cioè circa 106.000 per ogni serata, davanti a qualche centinaio di spettatori. A Metz, in Francia, un festival dello stesso genere, con più opere e in più luoghi, è costato per ogni giorno un quinto di quella cifra.
Per capire come sono stati spesi quei soldi basta una regola. Il codice degli appalti permette a un ufficio pubblico di scegliere da sé chi gli fornirà un servizio, senza gara, se il contratto vale meno di 140.000 euro; sopra quella cifra deve mettere a confronto più offerte e prendere la migliore. Dei nove incarichi dello spettacolo, otto sono stati assegnati in modo diretto, e i tre più consistenti fra questi valgono 134.050 euro, alla società francese del direttore artistico, e 135.000 ciascuno a due imprese romane: una ha disegnato le animazioni, l'altra ha curato la comunicazione. Far conoscere lo spettacolo è costato dunque al centesimo quanto disegnarlo, ed entrambi gli incarichi sono rimasti a cinquemila euro esatti dal limite oltre il quale qualcuno avrebbe potuto chiedere di meno.
Otranto, però, è soltanto l'esempio meglio illuminato. Nella relazione presentata alla Camera il 21 aprile 2026, l'Autorità nazionale anticorruzione, l'Anac, ha contato i contratti di servizi e forniture affidati senza gara negli ultimi cinquemila euro prima della soglia: erano 1.549 nel 2021, sono diventati 13.879 nel 2025. In quattro anni, a quanto pare, migliaia di uffici pubblici hanno scoperto contemporaneamente che ciò di cui avevano bisogno costava poco meno del limite. L'Autorità, che non ama gli aggettivi, scrive che dietro questa prassi «si annidano sovente sprechi, opportunismi, frazionamenti artificiosi», e ricorda che ormai quasi diciannove acquisti su venti avvengono senza confronto.
Il conto di quella sola fascia nessuno lo ha scritto, eppure basta una moltiplicazione: anche contando ogni contratto al valore più basso, nel 2025 sono passati di mano almeno 1,87 miliardi di euro senza che un concorrente potesse proporre un prezzo diverso. Li hanno pagati i contribuenti, attraverso i bilanci pubblici; li hanno incassati le imprese e i professionisti scelti dagli uffici. Quando nessuno compete, l'unico prezzo che l'amministrazione conosce è quello che le propone il fornitore che ha già deciso di chiamare.
La soglia, avverte la stessa Anac, toglie un'arma anche a chi vorrebbe dire di no: sotto quel valore l'amministratore onesto, se qualcuno lo pressa, non può più rispondere che la legge gli impone di confrontare più offerte. Il decreto correttivo del codice, approvato alla fine del 2024, ha lasciato secondo l'Autorità «faglie insidiose»; cambiare la soglia spetta al governo e al Parlamento, e finora è rimasta dov'era.
Per lo spettacolo di luci, a gara è andata soltanto la fornitura delle apparecchiature; chi doveva decidere che cosa proiettare, e chi farlo sapere, l'ufficio li ha scelti da sé.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su il Fatto Quotidiano il 5 novembre 2026.

