Pensioni, la manovra frena gli aumenti di chi ha smesso di lavorare per pagare l'uscita anticipata di chi lavora ancora
5 novembre 2026, ore 16:13
Ogni gennaio le pensioni crescono quanto è salito il costo della vita nell'anno prima, misurato dall'Istat. L'aumento però si calcola a scaglioni: è pieno sulla parte dell'assegno fino a quattro volte il trattamento minimo, pari a 2.447 euro lordi al mese, e minore sulla parte che supera quella cifra. Anche chi riceve di più, quindi, ha l'adeguamento intero sui primi 2.447 euro e uno ridotto soltanto su ciò che sta sopra. Per il 2027 l'articolo 55 del disegno di legge di bilancio cambia il calcolo per le pensioni oltre la soglia, in due modi: riconosce una quota ancora più bassa dell'inflazione e la applica all'intero importo, compresa la prima parte, che finora cresceva quanto i prezzi. La relazione tecnica della manovra prevede per le casse dello Stato un risparmio di 885 milioni l'anno per tre anni, 2,65 miliardi in tutto, perché l'aumento perso nel 2027 manca anche negli assegni degli anni seguenti. La stima, per di più, ipotizza un'inflazione più bassa di quella già attesa per quest'anno: con ogni probabilità il risparmio sarà maggiore, e a fornirlo saranno sempre le stesse persone.
All'articolo 52 dello stesso disegno di legge, tre prima di quello sul ricalcolo degli assegni, la manovra crea un fondo da 850 milioni l'anno, dal 2027 al 2029, per «misure di supporto in uscita dal mercato del lavoro», da definire con un provvedimento successivo. L'ipotesi più avanzata è una nuova «quota» proposta dalla Lega, cioè una combinazione di età e anni di versamenti che permette di ritirarsi prima: a sessantaquattro anni con trentasei di contributi, per circa sessantamila persone secondo il sottosegretario al Lavoro. I soldi tolti a milioni di pensionati bastano, con un piccolo avanzo, a pagare l'uscita di quelle poche decine di migliaia: chi ha già smesso paga perché altri smettano prima.
Lo stesso taglio era già stato usato nel 2023, anche allora con i prezzi in corsa, e la Corte costituzionale l'ha giudicato legittimo. Togliere ai pensionati, dunque, si può; e, visto che si può, si rifà.
Anche le quote, del resto, nascono tutte provvisorie. Quota 100 doveva durare tre anni, dal 2019 al 2021; dopo quella ne sono arrivate altre due, e adesso la manovra mette da parte i soldi per quella che potrebbe essere la quarta. La prima ha mandato a riposo meno di quattrocentomila persone, molte meno di quelle previste, ed è costata circa 23 miliardi: lo hanno calcolato l'Inps e l'Ufficio parlamentare di bilancio, contando gli assegni già versati e quelli da versare fino al 2025. In Italia le pensioni si pagano con i versamenti di chi lavora adesso e, per quello che non basta, con il bilancio pubblico, cioè con le imposte di tutti: ogni uscita anticipata toglie un versamento e aggiunge un assegno, in un paese dove quasi un terzo della popolazione ha più di sessant'anni. Davanti a questo conto, la manovra ha scelto il modo più comodo, per chi la scrive, di trovare i soldi: far pagare il prossimo pensionato a quello precedente.
Il fondo per uscire prima ha una scadenza, il 2029; l'aumento tolto a chi è già in pensione non ne ha.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Il Post il 2 novembre 2026.

