La perdita su una commessa va in bilancio per intero nell'anno in cui diventa prevedibile
3 novembre 2026, ore 08:13
Una commessa, cioè un'opera eseguita su ordinazione di un cliente a un prezzo fissato nel contratto, quando dura più di un anno porta nei conti il suo risultato un esercizio alla volta, e una perdita può restare nascosta finché qualcuno non aggiorna la stima dei costi. Il 2 novembre Alstom, il costruttore francese di materiale ferroviario, ha comunicato che sei contratti per treni regionali in Germania, del valore di circa 5 miliardi di euro, sono tutti in perdita, con la prima certificazione attesa a marzo 2028: il margine operativo che il gruppo si aspetta per l'esercizio in corso è sceso dal 6,5 a circa l'1 per cento dei ricavi.
Il risultato di una commessa lunga si riconosce mentre si lavora
Ciò che un'impresa ha già costruito su ordinazione e non ha ancora consegnato sta nel bilancio fra le rimanenze, alla voce dei lavori in corso su ordinazione. Il codice civile, all'articolo 2426, prevede due modi di valutare quella voce, che il principio contabile OIC 23 spiega. Con il criterio della commessa completata l'opera resta iscritta al costo, e il ricavo e l'utile entrano nei conti soltanto alla consegna. Con il criterio della percentuale di completamento, invece, ogni esercizio riceve la quota di ricavo che corrisponde all'opera eseguita, e quindi anche la sua quota di risultato. Per le commesse che durano più di un anno l'OIC 23 chiede il secondo criterio, a patto che esista un contratto vincolante e che il risultato si possa stimare in maniera attendibile.
Il sistema più diffuso per misurare l'avanzamento si chiama metodo del costo sostenuto: le spese fatte fino a una certa data si dividono per il totale previsto della commessa, e la percentuale che ne esce si applica al prezzo del contratto. Se si è spesa la metà del preventivato, la stessa quota del prezzo diventa ricavo. Il calcolo regge solo se è giusto il divisore, che è una stima: quanto si è già speso più quanto manca a finire.
Quando la stima cambia, il conto economico assorbe tutto in un anno
Ogni volta che si aggiorna la previsione dei costi a finire cambia il risultato atteso della commessa, e l'OIC 23 stabilisce che l'effetto della nuova stima sull'opera già eseguita si registra per intero nell'esercizio in cui l'aggiornamento avviene.
Se poi il totale previsto delle spese supera il prezzo, la regola diventa più severa. Il paragrafo 108 dell'OIC 23 vuole che la perdita probabile si rilevi nell'esercizio in cui diventa prevedibile, indipendentemente dall'avanzamento raggiunto, e senza compensarla con i guadagni attesi su altre commesse. Si scrive riducendo il valore dei lavori in corso e, se la perdita supera quell'importo, iscrivendo la differenza in un fondo per rischi e oneri. La ragione è la prudenza: una perdita già prevedibile non si divide fra gli anni in cui si lavora.
Un esempio. Un'impresa che costruisce linee di imbottigliamento firma il contratto per un impianto da 7,5 milioni di euro, con costi previsti per 6,6. Alla fine del primo anno l'impianto è fatto a metà e il conto economico riconosce 450.000 euro di risultato. Nel secondo anno l'ufficio tecnico rifà il preventivo e il totale delle spese sale a 7,8 milioni, più del prezzo. Il bilancio di quell'esercizio deve togliere il risultato riconosciuto l'anno prima e scrivere subito l'intera perdita prevista, 300.000 euro, anche se una parte dell'impianto è ancora da costruire.
La stima dei costi a finire è un lavoro mensile
Per l'OIC 23 i preventivi di costo e di ricavo sono lo strumento indispensabile per accorgersi in tempo delle perdite, e si aggiornano periodicamente con i consuntivi. Nelle imprese che lavorano su commessa questo compito è del responsabile di commessa, insieme all'ufficio tecnico e agli acquisti: ogni mese si confrontano le ore e i materiali impiegati con quelli previsti per le fasi già chiuse, si rivedono le quantità di quelle che restano e si mettono nel conto, fra le spese della commessa, le penali per i ritardi scritte nel contratto.
Il controllo di gestione di un'impresa che lavora su ordinazione si regge su quel confronto. Accorgersene prima non cambia la regola contabile: la perdita va comunque tutta nell'esercizio in cui si vede. Cambia invece quanto si può ancora fare per ridurla. Chi aggiorna la previsione solo a fine anno, per il bilancio, scopre la perdita mesi dopo che è nata, quando molte fasi sono già eseguite e restano pochi costi su cui intervenire; chi rifà la stima ogni mese ha ancora tempo per chiedere al cliente una variante o per cambiare il modo di eseguire le fasi rimaste.
Resta una domanda da porsi sulle proprie commesse aperte: per quante la stima dei costi a finire è stata rifatta nell'ultimo mese, e per quante risale ancora al preventivo dell'offerta?
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Reuters il 2 novembre 2026.

