FM Studio Consulenza
FM Studio di Consulenza ProfessionaleDirezione. Organizzazione. Risultati. Tutto il resto è teoria
ItalianoEnglish
Attualità  ·  Formazione  ·  Argomenti  ·  Strumenti  ·  Chi scrive

← Tutti gli articoli

Fare in casa o comprare da un terzista: il confronto si fa sui costi che spariscono davvero

30 ottobre 2026, ore 13:37

Chi mette accanto il preventivo di un terzista e il costo che la propria contabilità attribuisce a un pezzo confronta spesso due numeri che non misurano la stessa cosa: il primo è ciò che uscirebbe dalla cassa per comprarlo, il secondo comprende spese che resterebbero anche se quel pezzo non si producesse più. Il 27 ottobre Lovato Electric, impresa bergamasca di componenti elettrici, ha inaugurato a Gorle un nuovo stabilimento per lo stampaggio della plastica e la costruzione degli stampi, costato 14 milioni di euro: con quella somma, ha detto il suo amministratore delegato, «avremmo potuto stampare moltissimo, se ci fossimo affidati a un terzista». L'azienda ha preferito produrre da sé per consegnare più in fretta, e chi guida un'impresa di fronte alla stessa scelta si chiede con quali conti si decide.

Il preventivo si confronta con i costi che se ne andrebbero

Il costo pieno di un pezzo somma la materia prima, le ore di chi lo lavora, l'energia della macchina e una quota delle spese generali del reparto, come l'ammortamento degli impianti, l'affitto e lo stipendio del capo reparto. Se il pezzo passa a un terzista, la materia prima non si compra più e l'energia non si consuma, mentre ammortamento, affitto e stipendio del capo reparto rimangono identici. Le ore degli operai spariscono soltanto se quelle persone vengono spostate su un altro lavoro utile, perché in caso contrario si continuano a pagare senza che producano.

Le voci che cesserebbero davvero si chiamano costi evitabili, ed è con la loro somma che va confrontato il preventivo. Un prezzo inferiore al costo pieno può quindi risultare più caro di ciò che l'impresa spende oggi per quel pezzo.

Con il reparto saturo si contano anche le spese fisse nuove

Lo stesso ragionamento vale per chi vuole riportare in casa un lavoro, e la risposta dipende da quanto è pieno il reparto. Finché macchine e persone hanno ore libere, il lavoro in più costa soltanto i costi evitabili, perché tutto il resto si paga comunque. Quando il reparto è saturo servono invece spazi, macchine e persone in più, cioè spese fisse che prima non c'erano: l'ammortamento dell'investimento, gli interessi sul finanziamento che lo paga, gli stipendi e la manutenzione.

Il confronto si fa allora sull'anno e sui volumi previsti: da una parte ciò che si pagherebbe al terzista, dall'altra le spese fisse nuove più i costi che crescono con ogni pezzo. Ne esce la quantità annua oltre la quale produrre conviene, e la decisione dipende da quanto è probabile raggiungerla e mantenerla, perché il terzista si paga a pezzo e, se gli ordini calano, la sua fattura cala con loro, mentre le rate del finanziamento e gli stipendi restano uguali. Chi porta in casa una lavorazione trasforma così un costo che segue le vendite in uno che non le segue, e negli anni in cui si vende meno ne risentono insieme il conto economico e la cassa.

Il tempo di consegna si misura in scorte e in ordini persi

La rapidità che ha guidato la scelta dell'azienda bergamasca si può tradurre in denaro, ed è prudente farlo prima di metterla nel conto. Un terzista lavora per più clienti, fissa quantità minime e ha una propria coda di commesse, per cui chi dipende da lui ordina prima e in lotti più grandi di quanto gli servirebbe. La differenza finisce a magazzino, dove immobilizza cassa, occupa spazio e rischia di diventare inutile alla prima modifica del prodotto. Si misura confrontando i giorni di scorta tenuti oggi per coprire i tempi del fornitore con quelli che basterebbero producendo in casa, e a quella cifra si aggiungono i trasporti urgenti pagati e gli ordini perduti per una consegna tardiva, quando si riesce a contarli. Se la somma annua è piccola rispetto alle spese fisse nuove, la velocità da sola non giustifica l'investimento.

Le spese fisse ricadono sui prodotti che restano

L'errore più frequente riguarda la strada opposta. Si affida all'esterno il prodotto il cui costo pieno supera il preventivo ricevuto; le spese fisse del reparto non diminuiscono e si dividono su meno ore, quindi il costo orario sale e gli altri prodotti sembrano più cari di prima. Un'altra lavorazione appare allora fuori mercato e prende la stessa strada, finché l'azienda acquista all'esterno sempre di più e continua a pagare gli stessi affitti e ammortamenti.

Per questo la scelta comincia prima di chiedere il preventivo, da un'analisi dei costi che divida le voci di ogni reparto fra quelle che cessano quando un lavoro esce e quelle che restano.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su BergamoNews il 28 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

CostiBudget e previsioni

Gira questo articolo a chi serve:LinkedInWhatsAppE-mail

Da leggere anche