Terremoti, la manovra dimezza per due anni il fondo antisismico degli edifici pubblici e rimanda il resto al 2029
2 novembre 2026, ore 16:13
Il disegno di legge di bilancio per il 2027, che arriva alla Camera in questi giorni, ha trovato un modo elegante di risparmiare sulla prevenzione dei terremoti: rimandarla. L'articolo 116 dimezza, nel 2027 e nel 2028, il fondo con cui lo Stato finanzia le verifiche e i lavori antisismici negli edifici pubblici, istituito dalla legge di bilancio del 2024, e lo porta da 60 a 30 milioni l'anno. I soldi tolti non spariscono: passano al 2029 e al 2030, due anni per i quali il fondo prima non aveva un euro. La relazione tecnica, il documento che accompagna il testo e ne calcola i conti, tiene a precisare che non è un taglio definitivo, perché «la modifica lascia invariata la dotazione complessiva del Fondo». È soltanto un rinvio, e la terra è pregata di rispettarlo.
Le amministrazioni che aspettavano quei soldi per i loro edifici dovranno rifare i conti: entro il 31 marzo 2027, dice la manovra, va rivisto il decreto che divide il fondo fra chi lo riceve. Gli edifici pubblici da verificare sono sempre quelli, e stanno in piedi come prima; cambia soltanto l'anno in cui qualcuno andrà a controllare se reggono.
Tre articoli prima, intanto, la stessa manovra i soldi li trova, purché il terremoto sia già passato: l'articolo 113 assegna all'Aquila un contributo straordinario di 15 milioni, dal 2027 al 2029, per le esigenze amministrative legate al sisma del 2009. Per gli uffici di una scossa di diciassette anni fa arrivano fondi nuovi; per preparare gli edifici alla prossima, quelli già promessi si dimezzano.
Spendere poco prima e molto dopo, del resto, è un'abitudine antica, e ha un prezzo che pagano tutti. Dal terremoto della Valle del Belice, in Sicilia, nel 1968, a oggi lo Stato ha stanziato poco più di 135 miliardi per l'emergenza e la ricostruzione dopo i terremoti più gravi, e di questi 20 dovrebbero essere spesi ancora fino al 2047: lo ha calcolato il Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, che ne ricava una media di oltre 2 miliardi l'anno. Escono dal bilancio pubblico, cioè dalle tasse di chi vive sulle faglie e di chi non le ha mai viste. Per la ricostruzione del Belice, secondo uno studio del 2014 dello stesso Centro, le erogazioni sarebbero proseguite fino al 2028: proprio l'anno in cui, adesso, la prevenzione si ferma a metà.
Gli ingegneri chiedono da anni un piano che metta in sicurezza gli edifici prima della scossa, con fondi certi e stabili nel tempo. La manovra ha scelto la stabilità: la cifra totale resta identica, e a cambiare, semmai, può essere l'ordine in cui arrivano il cantiere e il terremoto.
Il Belice lo Stato lo paga da quasi sessant'anni; la prevenzione, per due anni, la finanzia a metà.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su ANSA il 1 novembre 2026.

