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In Giappone le piccole imprese vedono salire i costi più delle grandi e alzano i prezzi quanto loro: il listino si aggiorna sulla struttura dei costi

1 ottobre 2026, ore 09:27

Ogni tre mesi la Banca del Giappone chiede a più di novemila imprese come vanno gli affari. L'indagine si chiama Tankan, e su quella pubblicata oggi Bloomberg ha fatto il titolo: le grandi imprese manifatturiere giapponesi sono le più fiduciose da otto anni. L'indice che misura il loro giudizio sugli affari è salito a 24 punti, dai 22 di giugno, ed è il sesto trimestre di fila che migliora.

Più sotto, nelle tabelle che leggono in pochi, c'è una domanda che interessa a chiunque guidi un'impresa, in Giappone come a Brescia: i costi d'acquisto stanno salendo o scendendo? E i prezzi di vendita?

Le piccole imprese vedono salire i costi più spesso, e alzano i prezzi quanto le grandi

La risposta sta in un numero che la Banca del Giappone chiama indice di diffusione: la percentuale di imprese che rispondono «salgono» meno quella che risponde «scendono». Fra le grandi imprese manifatturiere l'indice dei costi d'acquisto vale 59 e quello dei prezzi di vendita 40. Fra le piccole, i costi stanno a 71 e i prezzi a 41.

Tradotto: fra le piccole imprese i costi salgono più spesso che fra le grandi, mentre l'indice dei prezzi di vendita è quasi lo stesso. La distanza fra i due indici, che per le grandi è di 19 punti, per le piccole arriva a 30.

L'indice conta le imprese, non gli euro: non dice di quanto sono saliti i costi né di quanto i prezzi. Dice però che fra le piccole il divario fra chi vede salire i costi e chi alza i prezzi è più largo. E quando il fornitore alza il prezzo e il cliente no, la differenza non sparisce: resta in casa, e la paga il margine, una fattura alla volta.

Un prezzo nato da un'abitudine non si sa ricalcolare

Un listino non si aggiorna da solo. Qualcuno deve sapere, prodotto per prodotto, di quanto è cambiato il costo e di quanto dovrebbe cambiare il prezzo per lasciare lo stesso guadagno.

Se il prezzo è nato da un'abitudine, da un'ipotesi mai verificata o da una percentuale aggiunta a sensazione sul costo della materia prima, quando i costi si muovono non c'è niente da ricalcolare. Restano un numero vecchio e un cliente a cui nessuno ha voglia di comunicarne uno nuovo. E siccome alzare il prezzo costa una telefonata scomoda, mentre tenerlo fermo non costa niente quel giorno, il listino resta dov'è.

È la pizzeria che ha fatto plastificare il menù. Farina, mozzarella e affitto salgono, il prezzo della margherita è stampato e resta lì. Il menù plastificato sembra un risparmio di tipografia: è il listino più caro che esista, e lo paga chi l'ha fatto stampare.

Il prezzo si costruisce sui costi, e si confronta con i costi sullo stesso periodo

Il prezzo, prima che dal mercato, dipende dalla struttura dei costi. Per costruirlo serve un modello che metta in fila, per ogni prodotto o famiglia di prodotti, tutto quello che entra nel costo: la materia prima, le ore di lavorazione, l'attrezzaggio delle macchine, gli scarti, l'imballo, il trasporto. Sopra quei costi si mette il margine che si vuole ottenere, e ne esce il prezzo.

Il vantaggio arriva quando un costo si muove. Si cambia il dato nel modello e si legge il nuovo prezzo; la differenza fra quel prezzo e quello del listino è la parte di rincaro che l'azienda sta assorbendo, in euro, prodotto per prodotto. Non è più un'impressione del commerciale: è una cifra.

Da lì la domanda da farsi sui propri conti è una sola: dei rincari degli ultimi dodici mesi, quanta parte è finita nel prezzo? Si confrontano, sullo stesso periodo, l'aumento del costo di ogni prodotto e l'aumento del suo prezzo di vendita. Dove i due numeri si somigliano, il margine è rimasto al suo posto. Dove il costo è salito e il prezzo no, l'azienda sta facendo uno sconto che nessuno ha deciso.

Non tutto il rincaro si può girare al cliente, e non sempre conviene: un cliente che porta molto margine si può tenere anche a un prezzo un po' più basso, purché lo si faccia sapendo quanto costa. La differenza è tutta lì, fra lo sconto scelto e lo sconto subìto.

Con il modello in mano cambia anche la trattativa. Chi sa da dove viene il proprio prezzo non lo difende: lo sostiene, perché può mostrare al cliente quali costi sono cambiati e di quanto. È il lavoro dell'analisi dei costi, e serve proprio nei mesi in cui i fornitori aggiornano i loro listini più in fretta dei clienti.

Un listino fermo, mentre i costi salgono, non è un prezzo stabile. È un costo che nessuno ha deciso di guardare.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Bloomberg l'1 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

Margini e prezziCosti

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