Superbonus, la manovra sposta al 2036 i crediti che banche e imprese dovevano usare nel 2027. Senza interessi
4 novembre 2026, ore 16:13
Il disegno di legge di bilancio per il 2027 contiene un articolo, il 37, che allunga di nove anni la scadenza di un debito dello Stato senza chiedere il permesso a chi deve riceverlo. Sono i crediti d'imposta nati dal Superbonus per i lavori pagati nel 2023, quelli che i proprietari hanno ceduto o trasformato in sconto in fattura: chi li ha comprati, soprattutto banche e assicurazioni ma anche imprese, li usa per versare meno imposte, una rata ogni anno. L'ultima rata, 20,5 miliardi, andava usata nel 2027. La manovra la divide in dieci quote da circa 2 miliardi, fino al 2036, e non vi aggiunge un euro di interessi.
Il patto, all'inizio, era semplice: l'Erario pagava gran parte dei lavori con uno sconto sulle tasse future, e chi anticipava il denaro lo recuperava in quattro o cinque anni. Al contribuente che paga in ritardo, lo Stato chiede interessi e sanzioni; per il ritardo proprio ha scritto un articolo di legge. C'è anche un'aggravante: la quota che non si riesce a usare entro il suo anno si perde per sempre, senza riporto né rimborso, e dieci anni sono dieci occasioni di perderne una.
Il Tesoro, intanto, ci guadagna senza metterci niente. Nei conti del deficit quella spesa era già stata registrata nel 2023, quindi il rinvio non pesa sul saldo; e restituendo il credito più tardi, l'anno prossimo potrà chiedere meno prestiti sul mercato, con un debito pubblico più basso di quasi un punto di prodotto interno lordo e qualche centinaio di milioni di interessi risparmiati. Chi aspetta, invece, perde: divisi in quote annuali e senza alcun compenso per l'attesa, anche con un'inflazione più bassa di quella di oggi, quei crediti valgono già adesso un decimo in meno, almeno 2 miliardi, a carico soprattutto del settore finanziario, al quale la stessa manovra chiede già un prelievo di quasi 6 miliardi. Le imprese edili più piccole, che tengono ancora nel cassetto fiscale i crediti degli sconti in fattura del 2023, vedono allontanarsi i soldi di lavori finiti da anni.
Il rinvio è l'ultima voce di un conto che conviene mettere in fila. Per i soli lavori del Superbonus, il calendario dei crediti prevedeva che fra il 2023 e il 2027 il Tesoro ne accettasse in pagamento per 153,5 miliardi: imposte che non entrano nelle casse pubbliche, e il cui vuoto ricade su tutti gli altri contribuenti. È più di quanto si destina in un anno intero al fondo sanitario nazionale, che per il 2027 vale 146,3 miliardi. Per far partire i cantieri, lo Stato aveva inventato lo sconto in fattura e le cessioni a catena; per restituire a chi li ha finanziati ciò che gli spetta, la fretta è finita.
Nel 2036, quando sarà usata l'ultima quota, i cantieri del 2023 avranno tredici anni.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Il Foglio il 3 novembre 2026.

