Emergenza slot: gli italiani giocano sempre meno. La manovra interviene e raddoppia la puntata
1 novembre 2026, ore 21:46
L'Italia aveva un'emergenza di cui nessuno parlava: alle slot si gioca sempre meno. La relazione tecnica del disegno di legge di bilancio per il 2027, il documento che accompagna il testo e ne calcola costi e incassi, la chiama «deciso calo». Per fortuna lo Stato non è rimasto a guardare: la manovra, che il Parlamento deve ancora esaminare, raddoppia la puntata massima, da uno a due euro. Per riuscirci corregge il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, un regio decreto del 1931, e si scopre così che alla sicurezza degli italiani mancava soltanto un euro di puntata.
Qualche ingenuo avrà pensato a un paese rinsavito. Nessun pericolo: il gioco nel suo insieme cresce, perché gli italiani si stanno spostando sui siti online, dove vincono di più. Il dramma è tutto qui, perché là l'Erario trattiene molto meno del quarto che prende da ogni euro puntato alle slot. Chi si rovina sul telefono, per l'Erario, si rovina male.
Per riportare i fuggitivi alle macchine la manovra offre vincite un po' più generose e la puntata raddoppiata, e la relazione ne attende «effetti positivi sulla raccolta», cioè sulle somme giocate: un 30 per cento in più sulle macchine riprogrammate, quasi 3,9 miliardi l'anno dal 2029, quando lo saranno tutte. Una parte torna in vincite, il resto si divide fra chi gestisce le slot e lo Stato. Il giocatore che torna alla macchinetta è ufficialmente un effetto positivo. Lo Stato ha calcolato milione per milione quanto si giocherà in più; quanti italiani in più si ammaleranno di gioco, nelle stesse pagine, non ha fatto in tempo a calcolarlo.
Si dirà che lo Stato pensa solo ai soldi, ed è un'ingiustizia: pensa anche alle concessioni. Al primo posto fra gli scopi scritti nell'articolo sulle slot c'è infatti «salvaguardare il gettito erariale e il valore delle concessioni»; la salute di chi gioca, fra quegli scopi, non ha trovato posto. Il fondo dedicato a chi si ammala di gioco è stato abolito dal 2025, e oggi alle Regioni, per prevenire e curare la malattia, va una quota di poco più di 32 milioni l'anno. Dal gioco l'Erario ha incassato 11,4 miliardi nel 2025, secondo il Libro nero sull'azzardo di Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon: di ogni mille euro, neanche tre servono a curare il danno.
Vera delicatezza si usa invece con chi gestisce le macchine. Nel 2015 lo Stato impose alle società del settore un contributo straordinario, molte lo hanno contestato davanti ai giudici e una parte non è mai stata versata: ora, a chi non ha finito di pagare e ritira quelle cause, la manovra offre uno sconto e l'esonero dagli interessi. Al giocatore si raddoppia la puntata, al debitore si riduce il conto.
Nel 2025 gli italiani hanno perso al gioco 21,88 miliardi, quasi quanto vale l'intera manovra, circa 26. Chiunque si spaventerebbe; il comunicato del Consiglio dei ministri elenca invece il «settore dei giochi» fra quelli da cui attende maggiori entrate. Per far quadrare i conti dello Stato serve che gli italiani perdano ancora, e possibilmente alle slot.
Nelle carte della manovra chi gioca meno è un «deciso calo», e chi in undici anni non ha versato il contributo è una «definizione agevolata».
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su ANSA il 31 ottobre 2026.

