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Un'opera da 5,8 miliardi e i contanti sotto il panettone: si compra con poco chi decide a chi va il lavoro

30 settembre 2026, ore 18:17

Napoli, 29 settembre. La Guardia di Finanza notifica venti misure cautelari, fra arresti domiciliari e sospensioni, per i lavori della linea ferroviaria ad alta velocità Napoli-Bari: un'opera da 5,8 miliardi di euro, pagata in parte con i fondi del PNRR. L'accusa della Procura è corruzione. Nessuno, per ora, è stato condannato.

Secondo il pubblico ministero Henry John Woodcock a pagare era un'impresa che lavorava in subappalto, la Areco di Portico di Caserta. A ricevere erano direttori di cantiere e addetti agli acquisti di Nacav, Hirpinia AV e Telese, i raggruppamenti di imprese che hanno in appalto tre tratti della linea. Sono dipendenti privati ma per l'accusa chi gestisce le commesse di un'opera pubblica svolge un servizio pubblico. Rete Ferroviaria Italiana, che l'opera l'ha commissionata, per la Procura non c'entra.

Che cosa si comprava, secondo l'accusa: nuovi lavori affidati direttamente, le offerte dei concorrenti conosciute in anticipo, il posto davanti nella fila dei pagamenti, lavori messi in conto e mai eseguiti.

Con che cosa si pagava. Sotto Natale i finanzieri hanno trovato 10.000 e 4.000 euro in contanti in due pacchi regalo, fra i panettoni e i biscotti. Altro denaro viaggiava con le confezioni di latticini, in un plico con la scritta «Durc - regolarità contributiva»: è il certificato che attesta che un'impresa versa i contributi. Poi un bonifico, orologi, un trattore tagliaerba, una Porsche prestata per una vacanza.

Adesso il conto. Le cifre riportate dalle cronache, sommate, fanno circa 61.000 euro: un euro di regali ogni 95.000 di opera. Quanto valessero i lavori ottenuti in cambio, nelle cronache non è scritto.

La giudice Federica Girardi, nell'ordinanza, descrive rapporti «sistematicamente connotati dallo scambio di favori reciproci». E chi paga per lavorare deve poi rientrare della spesa: nell'inchiesta ci sono calcestruzzo meno resistente di quello previsto dal progetto e operai egiziani con turni fino a venti ore.

Il procuratore Nicola Gratteri ha chiamato i subappalti «l'anello debole». Ma affidare un pezzo del lavoro a un'altra impresa lo fa ogni azienda, e qui il primo a rimetterci è il subappaltatore onesto: se l'accusa regge, la sua offerta la conosceva il concorrente e la sua fattura veniva pagata dopo.

L'anello debole è un altro. Secondo l'accusa chi sceglieva il fornitore, chi firmava che il lavoro era stato fatto e chi decideva quando pagarlo ricevevano il pacco dallo stesso mittente. Non riguarda solo i cantieri pubblici: a Natale un cesto all'ufficio acquisti arriva in ogni azienda, e sotto il panettone di solito non guarda nessuno.

Quindi la domanda, per Nacav, Hirpinia AV e Telese: prima della Finanza, chi confrontava i lavori fatturati con quelli fatti? Qualcuno che il pacco non lo riceveva?

Sul plico dei contanti c'era scritto «regolarità contributiva». Un contributo, in effetti, c'era.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su ANSA.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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