Il termine di resa scritto nel contratto decide chi incassa il rimborso di un dazio
22 ottobre 2026, ore 09:42
Un dazio si versa in dogana, quando la merce entra nel Paese che lo impone. Il suo costo, invece, può finire su un'altra impresa attraverso il prezzo. La distinzione diventa decisiva quando il dazio viene restituito. Il 22 ottobre il gruppo tedesco Sartorius, fornitore dell'industria farmaceutica, ha comunicato di aver compensato i clienti, nei primi nove mesi del 2026, per circa 31 milioni di euro di dazi americani: li aveva fatti pagare con sovrapprezzi, e ora la dogana degli Stati Uniti li restituisce al gruppo.
Il rimborso va a chi compare come importatore nella dichiarazione doganale
A febbraio 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi i dazi imposti con l'IEEPA, la legge americana sui poteri economici d'emergenza. Fra questi ci sono i dazi «reciproci» introdotti ad aprile 2025: per le merci dell'Unione europea, dopo l'intesa di luglio 2025, il prelievo complessivo arrivava al 15 per cento. Si recupera solo la parte imposta con quella legge, non il dazio ordinario.
La dogana americana restituisce le somme con gli interessi, solo su domanda. Il rimborso lo riceve l'importatore registrato, cioè il soggetto indicato come importatore nella dichiarazione di ogni spedizione. Può essere la filiale americana di un gruppo europeo, un distributore, il cliente finale oppure lo stesso venditore. Un'impresa italiana che ha spedito merce negli Stati Uniti non ha diritto al rimborso per il solo fatto di averla venduta: deve risultare come importatore l'impresa stessa, spedizione per spedizione.
Chi sia l'importatore lo decide il termine di resa
Il termine di resa è la clausola del contratto che dice dove il venditore consegna la merce e quali spese e adempimenti restano a ciascuna parte. Le regole più usate sono gli Incoterms della Camera di commercio internazionale, nella versione del 2020. Fra queste, una sola mette lo sdoganamento all'arrivo e i dazi a carico del venditore: il DDP (Delivered Duty Paid, «reso sdoganato»). Con tutti gli altri termini, dalla merce ritirata in fabbrica (EXW) alla consegna a destinazione senza sdoganamento (DAP), le formalità di importazione e il dazio spettano al compratore.
Per chi vende sui mercati esteri la conseguenza è diretta. Chi ha venduto negli Stati Uniti con un termine diverso dal DDP ha lasciato il dazio al cliente americano, che è anche chi ne chiede e ne incassa il rimborso. Chi ha venduto DDP doveva sdoganare la merce e versare il dazio: il rimborso va a chi nella dichiarazione è indicato come importatore, il venditore stesso o la sua filiale americana.
L'errore tipico è confondere chi ha versato il dazio con chi ne ha sopportato il costo
Si prenda un'impresa italiana che vendeva DAP e che, per non perdere il cliente americano, ha concesso uno sconto pari a una parte del dazio: ne ha sopportato il costo senza averlo versato. Il rimborso va comunque al cliente, che il dazio lo ha pagato in dogana. Quella parte di costo l'impresa la recupera solo se il contratto dice come il rimborso le viene riconosciuto; altrimenti può soltanto chiederla, in una trattativa.
Il caso opposto è quello di Sartorius. A versare i dazi era il gruppo, che però li aveva fatti pagare ai clienti con un sovrapprezzo: il rimborso arriva a chi ha versato, mentre il costo l'hanno sostenuto gli acquirenti. Sartorius ha deciso di compensarli: registra quanto deve loro come minori ricavi e, per lo stesso importo, come minor costo del venduto, perché la dogana restituisce quei dazi. Sul risultato l'effetto netto è nullo; il fatturato dei nove mesi, invece, cresce meno: a cambi costanti del 6,9 per cento, contro l'8,1 senza le compensazioni.
In entrambe le situazioni il rimborso non va a chi ha sopportato il costo del dazio: va a chi risulta importatore nella dichiarazione doganale. A spostare quel denaro da chi lo incassa a chi ha sostenuto il costo sono le clausole firmate oppure, in mancanza, una trattativa.
Ogni vendita negli Stati Uniti va riletta con il suo contratto
Per ogni fornitura americana dal 2025 in poi si mettono in fila il termine di resa, chi risulta importatore nelle dichiarazioni doganali e che cosa si è fatto con il prezzo quando sono arrivati i dazi, cioè sconti concessi o sovrapprezzi addebitati.
Le spedizioni in DDP con l'impresa come importatore sono un credito verso la dogana americana, da chiedere con i documenti di ogni spedizione. Quelle con importatore il cliente, accompagnate da uno sconto, sono una somma che l'impresa recupera solo se il contratto lo prevede o se il cliente accetta di dividerla. Le prime si incassano con una domanda. Per le seconde la verifica da fare è una sola: il contratto dice che cosa succede al prezzo se il dazio viene restituito?
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Handelsblatt il 22 ottobre 2026.

