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La ritenuta sulle fatture fra imprese si misura contro l'IRES, non contro il fatturato

6 novembre 2026, ore 08:13

L'articolo 35 del disegno di legge di bilancio per il 2027, ora all'esame del Parlamento, raddoppia una trattenuta sulle fatture fra imprese che la legge di bilancio per il 2026 ha già introdotto e che partirà nel 2028. Il testo non è ancora definitivo.

Funziona così. Un'impresa che paga la fattura di un'altra azienda italiana non le versa tutto: ne trattiene una piccola parte e la gira all'Erario con il modello F24, a nome del fornitore. È lo stesso meccanismo della ritenuta che si applica alle parcelle dei professionisti, ma con percentuali molto più basse: l'1 per cento dell'imponibile nel 2028 e il 2 dal 2029, se il raddoppio passa, invece di mezzo punto e di uno.

Su una fattura di 10.000 euro più 2.200 di IVA, dal 2029 il cliente pagherà al fornitore 12.000 invece di 12.200 e verserà all'Erario i 200 di differenza.

La trattenuta riguarda tutte le imprese, dalle società alle ditte individuali, in contabilità ordinaria o semplificata, e le tocca in due modi: la subiscono sulle fatture che incassano e la applicano su quelle che pagano. Restano fuori i forfettari, chi ha aderito al concordato preventivo biennale, cioè l'accordo con cui il Fisco propone in anticipo il reddito da tassare per due anni, chi è in adempimento collaborativo, il regime di dialogo continuo con l'amministrazione finanziaria riservato ai grandi gruppi, e i compensi di professionisti e agenti, che hanno già le loro ritenute. Le modalità le fisserà un provvedimento dell'Agenzia delle Entrate, non ancora uscito.

Per chi vende ad altre imprese la domanda è quanta cassa gli toglierà questa trattenuta, e la risposta non dipende soltanto da quanto fattura.

Una ritenuta anticipa l'imposta, non ne aggiunge un'altra

La ritenuta d'acconto è una parte dell'imposta sul reddito che il fornitore dovrebbe comunque pagare, versata in anticipo da chi lo paga. Nella dichiarazione dei redditi il fornitore la sottrae dall'imposta dovuta; per una società di capitali quell'imposta è l'IRES, pari al 24 per cento del reddito imponibile. Per una ditta individuale è l'IRPEF, e il conto si fa allo stesso modo con le sue aliquote. Finché le trattenute di un esercizio restano sotto l'IRES dello stesso anno, l'impresa non paga un euro in più: una parte dell'imposta esce prima, a ogni pagamento, invece che alle scadenze di acconti e saldo, e il peso sulla cassa sta tutto nei tempi.

Il calcolo però parte da due basi diverse. La ritenuta si applica sulle vendite, l'IRES sugli utili fiscali, e le due somme si equivalgono solo quando il reddito imponibile è abbastanza alto rispetto a ciò che si vende. Con la trattenuta al 2 per cento la soglia si trova dividendo 2 per 24: il reddito imponibile deve valere almeno l'8,3 per cento delle vendite fatte a imprese italiane, mentre nel 2028 basta il 4,2. Sotto quelle soglie le trattenute superano l'imposta, e la differenza diventa un credito verso l'Erario che si forma di nuovo ogni anno.

Chi vende molto e guadagna pochi punti accumula un credito

Le imprese più esposte sono quelle che vendono quasi tutto ad altre aziende italiane e tengono pochi punti di reddito su ogni euro venduto: la distribuzione all'ingrosso, la subfornitura meccanica, il trasporto. Le esportazioni e le vendite ai privati non subiscono la trattenuta e non entrano nel conto. Il concordato preventivo biennale, che esonera dalla ritenuta, è aperto solo a chi dichiara ricavi fino a 5.164.569 euro: un'impresa più grande non ha questa strada.

Se il reddito imponibile vale il 3 per cento delle vendite fatte a imprese italiane, con l'aliquota al 2 per cento le ritenute subite sono quasi tre volte l'IRES dello stesso esercizio: poco meno di due terzi di quanto i clienti trattengono restano all'Erario come credito, e l'anno dopo se ne forma un altro della stessa misura.

Il credito si recupera con le compensazioni, dentro regole precise

Il credito si può chiedere a rimborso oppure usare nel modello F24 per pagare altre imposte e i versamenti all'INPS, comprese, dal 2028, le trattenute che l'impresa stessa opera sulle fatture dei propri fornitori. Oltre 5.000 euro l'anno, però, la compensazione richiede il visto di conformità sulla dichiarazione, cioè il controllo firmato da un commercialista o da un altro professionista abilitato, e parte solo dal decimo giorno dopo il suo invio.

Che cosa preparare prima del 2028

Il primo conto lo fa l'amministrazione: il reddito imponibile dell'ultima dichiarazione diviso per le vendite dello stesso anno a imprese italiane, che il software gestionale ricava dalle fatture elettroniche emesse a quei clienti. Se il rapporto sta sotto il 4,2 per cento il credito nasce già nel 2028, se sta fra 4,2 e 8,3 compare l'anno seguente. Nella previsione di cassa del controllo di gestione ogni incasso da un cliente italiano arriverà, dal 2028, con l'1 per cento dell'imponibile in meno e, dal 2029, con il 2: quella quota si recupera pagando meno IRES e, per la parte che supera l'imposta, solo con le compensazioni successive.

Nel software vanno impostate due cose. Sul lato dei clienti, l'incasso si registra insieme alla trattenuta, altrimenti la fattura resta aperta per l'1 o il 2 per cento e l'amministrazione manda il sollecito a chi ha pagato tutto. Sul lato dei fornitori, il software deve calcolare la ritenuta al momento del pagamento e preparare il versamento all'Erario. Con il commercialista, infine, si decide chi apporrà il visto, quali versamenti coprire con il credito, mese per mese, e se ridurre gli acconti IRES del 2028, che di regola si calcolano sull'imposta del 2027, quando le trattenute non c'erano.

Quanto peserà la ritenuta, dunque, non si legge nel totale delle fatture emesse ad altre imprese: lo stabilisce quanto reddito resta su ogni euro di quelle vendite.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Informazione Fiscale il 2 novembre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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