Lingotti d'oro: per patteggiare una frode fiscale si paga prima lo Stato, per patteggiare dopo aver raccolto i risparmi di 2.400 persone non si restituisce niente
1 ottobre 2026, ore 18:17
Dal 2019 la Global Group Consulting raccoglie i risparmi di migliaia di persone promettendo lingotti d'oro e un rendimento del 4 per cento al mese: il 48 per cento in un anno. Secondo l'accusa, nell'oro ne finiva solo una piccola parte; il resto pagava i rendimenti di chi era entrato prima. Quattro per cento al mese su un metallo che sta fermo in cassaforte: l'unica cosa che cresceva davvero era la fila dei clienti nuovi. Si chiama schema Ponzi. Dalla società, per la Procura di Milano, sono passati oltre 89 milioni di euro. I due presunti registi, Samuel Gatto e Stefania Conti Gallenti, sono irreperibili dall'inizio dell'inchiesta.
A febbraio cinque imputati hanno patteggiato, cioè concordato con l'accusa una pena ridotta, fra 2 anni e 11 mesi e 3 anni e 10 mesi, per associazione per delinquere e abusivismo finanziario. Ora la Cassazione, respingendo il ricorso della Procura generale, le ha rese definitive. Gli avvocati di centinaia di risparmiatori: «Da questo primo processo non arriverà alcun risarcimento».
Lo dice l'articolo 444 del codice di procedura penale: «Se vi è costituzione di parte civile, il giudice non decide sulla relativa domanda». Tradotto: chi patteggia chiude il conto con lo Stato, non con chi ha perso i soldi. Per riaverli, circa 2.400 risparmiatori devono aspettare il processo ai due registi, che intanto non si trovano.
Ma la stessa legge, quando a perdere i soldi è lo Stato, ragiona in un altro modo. Per una frode fiscale, come la dichiarazione con fatture false, l'articolo 13-bis del decreto legislativo 74 del 2000 permette di patteggiare solo dopo aver pagato tutto il debito con il Fisco, sanzioni e interessi compresi. Per la corruzione e il peculato, lo stesso articolo 444 chiede prima la «restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato». Per chi raccoglie senza autorizzazione i risparmi di migliaia di persone, nessuna condizione.
È come se chi scappa dal ristorante senza pagare si mettesse d'accordo con il giudice sulla pena, e per il conto l'oste dovesse fargli causa a parte. Se però il ristorante è la mensa della caserma, il conto si salda prima di accordarsi.
Vale anche per un'impresa truffata da un cliente o da un fornitore: se il truffatore patteggia, per rivedere i soldi la causa civile l'impresa deve farla comunque.
La domanda, allora, va a chi scrive le leggi: perché per patteggiare un'imposta evasa con le fatture false bisogna prima pagarla, e chi ha raccolto i risparmi di 2.400 persone può patteggiare senza restituirne un euro?
Quando i soldi persi sono i suoi, lo Stato si fa pagare prima di stringere la mano.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Milano Finanza il 30 settembre 2026.

