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Il ribasso di una materia prima arriva nel margine in ritardo

11 ottobre 2026, ore 09:46

Il 9 ottobre il Dipartimento dell'agricoltura degli Stati Uniti ha alzato di quasi sei milioni di tonnellate la stima del raccolto americano di mais. Alla borsa di Chicago il prezzo del mais per consegna a dicembre ha chiuso a poco meno di 4,80 dollari per bushel (circa 25,4 chili), 20,5 centesimi in meno in un giorno, circa il 4 per cento.

Per chi in Italia compra mais, dai mangimifici agli allevamenti, potrebbe voler dire acquisti meno cari. Se succede, il risparmio arriverà nei conti con un ritardo che dipende da quanta merce c'è già in magazzino, come per qualunque materia prima.

Nei conti la materia prima entra al prezzo a cui è stata comprata

Nel costo del venduto entra il costo delle materie prime, degli imballi o delle merci che sono servite a ciò che si è venduto. La parte che dipende da una materia prima sono i suoi consumi. In un mese si calcolano così: le giacenze del primo giorno, più gli acquisti, meno quelle dell'ultimo giorno.

Di regola le giacenze non si valutano al prezzo di oggi ma ai prezzi a cui la merce è stata comprata, con uno dei criteri ammessi dall'articolo 2426 del codice civile. Con il FIFO (First In, First Out) la merce entrata per prima esce per prima, al suo prezzo. Con il costo medio ogni carico consumato vale la media dei prezzi pagati, pesata sulle quantità. Con il LIFO (Last In, First Out) escono per primi gli acquisti più recenti: il ribasso entra nei conti già con i primi carichi comprati al prezzo nuovo, e le giacenze restano valutate ai prezzi vecchi.

Se un mangimificio che usa il FIFO ha i silos pieni di mais pagato a settembre, ciò che consuma nelle prossime settimane porta nei conti i prezzi di settembre. Il risparmio comincia con i carichi comprati da adesso in poi. Se l'azienda ha già firmato contratti a prezzo fisso, i carichi previsti da quei contratti arrivano al prezzo vecchio, e il risparmio comincia con il primo carico comprato dopo.

Succede lo stesso con l'auto. Se il prezzo della benzina scende stamattina, il serbatoio riempito ieri non costa un centesimo di meno. Il risparmio comincia col prossimo pieno: chi era in riserva lo vede subito, chi ha fatto il pieno ieri deve prima consumarlo.

Il ritardo dipende dai giorni di scorta

Un ordine di grandezza dell'attesa lo danno i giorni di copertura: la scorta di oggi divisa per quanto se ne consuma in media in un giorno. Sull'intero magazzino e sull'anno si usa il DIO (Days Inventory Outstanding), i giorni medi di giacenza: il magazzino medio diviso per il costo del venduto dell'anno, per 360.

Con 90 giorni di copertura e il FIFO, se i consumi restano quelli medi, per tre mesi nei conti entra solo la merce pagata ai prezzi vecchi; dal quarto mese entra quella comprata ai prezzi nuovi. Con il costo medio il ribasso comincia a pesare dal primo acquisto nuovo, un po' alla volta: con acquisti regolari, nel terzo mese il costo dei consumi è sceso di poco più della metà del ribasso.

Il margine di un mese risente dei prezzi a cui si è riempito il magazzino

L'errore tipico è leggere il margine sul venduto di un mese, cioè i ricavi meno il costo del venduto, come se dicesse soltanto come l'azienda produce e vende. Se i listini seguono la materia prima, chi ha il magazzino pieno vede il margine allargarsi quando la materia prima rincara e restringersi quando cala, perché vende ai listini nuovi i prodotti fatti con merce pagata ai prezzi vecchi.

Il secondo errore è decidere lo sconto senza guardare il magazzino: un cliente lo chiede perché il mais è sceso in borsa. Un'azienda con tre mesi di scorta che lo concede subito vende per tutto quel tempo prodotti fatti con mais che non le è costato di meno. Può essere la scelta giusta, anche perché un concorrente che compra mais oggi può fare lo stesso sconto senza perdere margine. Va presa sapendo quanti giorni di quella merce restano, a che prezzo è stata pagata e a che prezzo la si ricomprerebbe oggi.

Per leggere il margine servono le rimanenze di ogni mese

Serve il valore del magazzino all'inizio e alla fine di ogni mese. Senza le giacenze finali i consumi sono gonfiati di tutto quello che è avanzato, senza quelle iniziali sono troppo bassi. Dove il magazzino non è aggiornato in quantità e valori e le scorte si rilevano solo a fine anno, il margine dei mesi intermedi è una stima.

Poi si può ricalcolare il valore dei consumi del mese ai prezzi di acquisto di oggi. La differenza con quelli registrati in contabilità è la parte del margine che viene dai prezzi a cui era stato riempito il magazzino.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su DTN il 9 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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