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La liquidità ferma su un conto mentre su un altro si usa il fido costa la differenza fra due tassi sulla somma che potrebbe chiudere lo scoperto, e il debito netto non mostra quel costo

10 ottobre 2026, ore 09:37

Il 9 ottobre la Banca d'Italia ha pubblicato «Banche e moneta», con i dati di agosto ancora provvisori. Nelle tavole sui tassi medi di tutti i depositi e i prestiti in essere, non solo dei nuovi, ci sono due numeri da leggere insieme. I depositi in conto corrente delle società non finanziarie rendevano in media lo 0,63 per cento l'anno; gli scoperti di conto e i prestiti rotativi alle stesse aziende costavano il 4,33 per cento. Nella statistica, società non finanziarie vuol dire imprese che non fanno credito, assicurazioni o gestione del risparmio, tolte le ditte individuali e le società semplici o di fatto che hanno fino a cinque addetti.

Due saldi che si annullano nei calcoli ma non in banca

Lo scoperto è il fido di cassa utilizzato: l'azienda va in rosso quando le serve e rientra quando incassa. I prestiti rotativi sono linee che si tirano e si rimborsano entro un limite fissato. La posizione finanziaria netta, la PFN, è la differenza fra i debiti finanziari e la liquidità. Un'azienda con 300.000 euro su un conto e altrettanti di scoperto su un altro ha, per quella parte, un debito netto nullo: nel calcolo della PFN i due saldi si compensano.

Per la banca no. Gli interessi sullo scoperto maturano su quanto è stato usato giorno per giorno, e il denaro fermo sull'altro conto, salvo che la banca conteggi gli interessi di più conti insieme, non li abbassa: rende il tasso del deposito, molto più basso. Con le medie di agosto, ogni 100.000 euro lasciati fermi per un anno intero, mentre una somma uguale resta in rosso, costano circa 3.700 euro prima delle imposte, la distanza fra 4,33 e 0,63 per cento.

Perché succede anche nelle aziende ordinate

Sullo stesso conto, in un dato giorno, il saldo è uno solo: i soldi che entrano abbassano lo scoperto da soli. Liquidità ferma da una parte e scoperto dall'altra capitano quando i conti correnti sono più d'uno. Il conto in attivo sta in una banca e lo scoperto in un'altra, e nessuno ha il compito di spostare i soldi. Oppure un mutuo per un investimento, accreditato senza vincoli su un conto diverso da quello del fido, resta lì in attesa di pagare chi fornisce il macchinario, mentre sul conto del fido lo scoperto rimane tirato.

Un po' di liquidità sui conti in attivo serve, e quanta si può calcolare. Su ogni conto va tenuta una giacenza che basti per gli addebiti che arrivano lì nei giorni di picco, come stipendi, F24, rate dei mutui e ricevute bancarie dei fornitori. Sopra quella giacenza, ogni euro spostato dal conto in attivo a quello in rosso, fino a chiudere lo scoperto, fa risparmiare gli interessi al tasso dello scoperto invece di guadagnare quelli del deposito.

Come si misura, giorno per giorno

Il costo della liquidità ferma si calcola sui saldi quotidiani per data valuta, cioè dal momento in cui ogni movimento comincia o smette di produrre interessi: li riportano gli estratti scalari, oppure si ricostruiscono dai movimenti. Per ogni giorno si prende il più piccolo fra due totali: la liquidità sui conti in attivo, tolte le giacenze che devono restare lì, e gli scoperti sugli altri conti. Si sommano questi minimi di tutto il periodo, si moltiplica il totale per lo scarto fra il tasso dello scoperto e quello del deposito, presi dai contratti, e si divide per i giorni dell'anno che la banca usa nel conteggio. Con più banche, si immagina di chiudere per primo lo scoperto più caro, usando prima la liquidità del deposito che rende meno. A ogni somma abbinata così si applica lo scarto fra i suoi due tassi.

L'errore tipico è giudicare la tesoreria dalla sola posizione netta. Due aziende con la stessa PFN possono pagare interessi diversi, perché una tiene sui conti in attivo solo la giacenza che serve e la seconda accumula liquidità da una parte e scoperti dall'altra.

Che cosa guardare nei propri numeri

Servono gli scalari dell'ultimo anno, di tutte le banche insieme: in quanti giorni c'era liquidità su un conto mentre su un altro si pagavano interessi, e per quale importo. Accanto si mettono, banca per banca, il tasso riconosciuto sul deposito e quello applicato allo scoperto, come risultano dai contratti. Con questi dati si rifà il conto descritto sopra. Scritto su una riga a parte della situazione mensile della tesoreria, il risultato diventa un numero su cui decidere: spostare la liquidità sul conto in rosso, oppure concentrare incassi e pagamenti su meno banche.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Banca d'Italia il 9 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

Cassa e liquiditàBanche e debito

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