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In Lombardia chi guida le imprese ha sempre più spesso più di cinquant'anni: il passaggio generazionale si prepara prima, e anche sui numeri

4 ottobre 2026, ore 10:24

In Lombardia le imprese di famiglia sono quasi sei su dieci fra quelle che fatturano più di 20 milioni di euro: oltre 3.500 aziende, più di 300 miliardi di ricavi, 1,2 milioni di persone al lavoro. Sono i numeri con cui i Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia hanno presentato Bridge Up, un progetto per accompagnare il cambio di guida in queste aziende.

Accanto c'è un dato che pesa di più. Fra il 2000 e il 2025, in Lombardia, gli incarichi di vertice in mano a persone con più di cinquant'anni sono passati da 772.000 a 1,25 milioni, il 62 per cento in più. Quelli affidati a chi ha meno di trent'anni sono scesi da 142.000 a 78.000. Oggi gli over 50 occupano due posti su tre nei consigli di amministrazione. E secondo Maria Anghileri, presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria, quasi la metà delle imprese familiari italiane cambierà generazione entro dieci anni.

Il rinvio si vede nell'età di chi comanda

Quei numeri raccontano un'abitudine prima ancora che un problema. Nelle aziende familiari la successione si rimanda: c'è sempre un ordine da chiudere, un investimento da finire, un figlio che non è ancora pronto. È l'errore più comune, ed è comprensibile: chi ha costruito un'azienda fatica a immaginarla senza di sé, e confida che, quando sarà il momento, tutto si sistemerà.

Il momento, però, raramente si annuncia. Può arrivare con una malattia, una lite fra fratelli, un'offerta d'acquisto inattesa. Allora il ricambio si fa in fretta, con chi c'è, e senza che nessuno abbia potuto prepararsi.

La difficoltà vera non sta nei numeri ma nelle persone: emozioni, potere, patrimoni, idee diverse sul futuro si intrecciano nella stessa stanza. Proprio per questo serve un percorso con tempi definiti, condiviso fra la famiglia e l'azienda, che faccia evolvere il controllo invece di passarlo di colpo.

Chi entra deve saper presentare un piano, non solo un cognome

Bridge Up mette al centro tre cose: la formazione finanziaria e manageriale di chi subentra, un piano industriale scritto, l'accesso a strumenti di finanza costruiti sul caso, con un gruppo di banche e investitori che partecipano al progetto. Il motivo lo ha spiegato Stefano Rossi, presidente dei Giovani Imprenditori lombardi: la continuità deve diventare una scelta concreta in mercati in cui crescono le opportunità del capitale privato e il credito bancario incontra limiti sempre più stretti.

Tradotto: quando cambia chi firma, la banca rifà i suoi conti. Il fondatore ha una storia che la filiale conosce da trent'anni; il successore no. Ciò che lo rende credibile è la capacità di dire dove va l'azienda, con quali investimenti, con quali margini, e di spiegarlo prima che qualcuno lo chieda. Una banca non si fida dei bilanci perfetti ma di quelli coerenti, e la coerenza la costruisce chi i conti li sa leggere.

Per questo l'erede si prepara anche sui numeri, e per tempo. Non basta che abbia studiato economia o lavorato qualche anno in un'altra azienda: serve che abbia avuto la responsabilità di un pezzo dell'impresa, con un budget da rispettare e gli scostamenti da spiegare ogni mese. È lì che si vede se sa decidere, e che i collaboratori imparano a riconoscerlo.

Quando il successore non c'è, le strade sono quattro

Non tutte le famiglie hanno un figlio pronto, o disposto. In quel caso le possibilità restano: l'ingresso di soci, un management esterno qualificato, la crescita dei manager interni verso ruoli di comando, anche con quote, oppure la cessione. Nessuna è una sconfitta, se è scelta per tempo e non subita.

I dati che accompagnano il progetto dicono che il ricambio, quando arriva in fondo, non frena. Secondo l'Osservatorio AUB sulle aziende familiari, quelle che hanno completato un cambio generazionale fra il 2013 e il 2022 sono cresciute in media del 7,4 per cento l'anno. Fra gli esempi citati dal Sole 24 Ore c'è la Beretta di Gardone Val Trompia, arrivata alla quindicesima generazione: cinque secoli di ricambi.

La continuità non si difende con la nostalgia: si costruisce con metodo, trasparenza e visione. E il primo passo è il più semplice da scrivere e il più difficile da fare: mettere una data.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Il Sole 24 Ore il 2 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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