L'inflazione francese spinge ancora i tassi: il rialzo entra nei conti dal debito variabile, alla data scritta nel contratto
30 settembre 2026, ore 09:46
Stamattina l'INSEE, l'istituto di statistica francese, ha pubblicato la prima stima di settembre: in Francia i prezzi al consumo sono saliti del 3 per cento in un anno, contro il 2,4 di agosto. Spinge l'energia, che costa il 21,2 per cento in più di un anno fa.
La Francia è la seconda economia dell'area dell'euro, e secondo Bloomberg il dato tiene alta la pressione sulla Banca centrale europea perché continui ad alzare i tassi. La BCE nel 2026 li ha già alzati due volte, l'11 giugno e il 10 settembre, un quarto di punto alla volta: il tasso sui depositi, quello che fa da riferimento, oggi è al 2,50 per cento. Nel comunicato del 10 settembre ha scritto che l'inflazione «dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell'obiettivo per un periodo prolungato». La prossima riunione è il 29 ottobre.
Per chi guida un'impresa la domanda è una sola: quando, e su quali debiti, tutto questo diventa un costo. La risposta non sta nei comunicati di Francoforte. Sta nei contratti di finanziamento già firmati.
Il tasso scritto nei contratti si muove prima della BCE
I finanziamenti a tasso variabile non seguono il tasso della BCE. Seguono l'Euribor: la media dei tassi a cui le principali banche europee si prestano denaro fra loro, calcolata ogni giorno lavorativo. Il contratto dice quale Euribor vale, di solito quello a un mese, a tre o a sei, e ci aggiunge lo spread, una maggiorazione fissa decisa alla firma.
L'Euribor non aspetta le riunioni. Chi presta denaro per tre mesi mette nel prezzo anche i rialzi che si aspetta in quei tre mesi. A inizio gennaio l'Euribor a tre mesi era al 2,03 per cento. A maggio, prima ancora del primo rialzo della BCE, era già attorno al 2,2. A fine settembre è attorno al 2,6. Quando la BCE annuncia, buona parte del rincaro è già dentro il tasso che i contratti usano.
La rata sale alla data di revisione, non il giorno dell'annuncio
Il rialzo entra in azienda da tre porte, e non nello stesso momento.
Il mutuo a tasso fisso non cambia: la rata resta quella, dalla prima all'ultima. È come la bolletta a prezzo bloccato: finché dura il contratto il rincaro non si vede, e si presenta tutto insieme alla firma successiva. Il tasso fisso non cancella il rialzo: lo rimanda al prossimo finanziamento.
Il mutuo a tasso variabile cambia alla data di revisione scritta nel contratto: ogni mese, ogni tre mesi o ogni sei, secondo l'Euribor scelto. Quel giorno la banca legge l'Euribor e ricalcola gli interessi della rata successiva. Fra una revisione e l'altra la rata resta ferma, qualunque cosa decida la BCE.
Poi ci sono le linee a breve, il fido di cassa e l'anticipo delle fatture. Anche lì il tasso è di norma legato all'Euribor, ma non c'è una rata che avvisa: gli interessi si calcolano sulla somma usata, e crescono appena il contratto aggiorna il tasso. È il rincaro che si nota meno, perché arriva dentro l'estratto conto.
Mezzo punto si conta in euro prima che in percentuale
Un esempio. Un'azienda che produce imballaggi ha due milioni di debito a tasso variabile. Mezzo punto in più, quanto i due rialzi della BCE messi insieme, sono 10.000 euro di interessi in più l'anno.
Il conto è tutto qui: il debito a tasso variabile, moltiplicato per il rialzo. Il debito a tasso fisso resta fuori, ed è per questo che la stessa decisione della BCE costa cifre molto diverse a due imprese con lo stesso debito totale.
Il rialzo pesa dove la cassa copre appena le rate
Diecimila euro, per un'azienda con quel debito, possono sembrare pochi, e spesso lo sono. Conta da quale cassa escono. Le banche guardano il DSCR (Debt Service Coverage Ratio), cioè il rapporto fra le risorse che l'azienda genera in un anno e ciò che nello stesso anno esce fra interessi e rate di capitale dei mutui, e di norma lo vogliono almeno a 1,2. Quando gli interessi salgono quel rapporto scende, anche se l'azienda non ha chiesto un euro in più. Chi sta ben sopra la soglia non se ne accorge. Chi stava appena sopra si ritrova sotto senza avere deciso niente.
Per saperlo prima basta un foglio con tre colonne per ogni finanziamento: quanto resta da pagare, se il tasso è fisso o variabile, la data della prossima revisione. Con quelle tre colonne la previsione di cassa dei prossimi sei mesi può portare già le rate ricalcolate, prima che le ricalcoli la banca.
Le date in cui la BCE decide sono pubbliche, e le guardano tutti. La data in cui quella decisione diventa una rata più alta è scritta nel contratto di mutuo, e di solito non la guarda nessuno.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Bloomberg.

