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Il credito dei bonus edilizi nasceva senza controlli, e se è falso lo paga chi l'ha comprato

29 settembre 2026, ore 21:46

In provincia di Barletta-Andria-Trani, secondo la Guardia di Finanza, alcuni professionisti prendevano i dati di case già ristrutturate con i bonus edilizi e ci facevano nascere sopra nuovi crediti d'imposta, più volte, senza un solo lavoro. I proprietari non sapevano niente. Il giudice di Trani ha sequestrato 88 milioni di euro. Era una truffa: soldi presi allo Stato, cioè a chi paga le tasse.

Il trucco funzionava perché il bonus edilizio non è un rimborso: è un credito, il diritto a pagare meno tasse, e dal 2020 quasi tutti si possono vendere come un assegno. Per farlo nascere basta una comunicazione online all'Agenzia delle Entrate: codice fiscale del proprietario, dati della casa, importo delle spese. Chi aveva già in mano i dati di una casa vera poteva rimandarli, con spese inventate, tutte le volte che voleva.

E nessuno controllava. Fuori dal Superbonus, fino al decreto antifrode di novembre 2021, nessuno doveva nemmeno firmare che i lavori c'erano stati. Per farli, poi, bastava una partita IVA: la qualificazione delle imprese è diventata obbligatoria solo nel 2023, e solo sopra i 516.000 euro. Tra luglio e settembre 2020 sono nate quasi 5.000 imprese edili in più: imprese nuove, senza storia alle spalle e senza garanzie di affidabilità.

Poi c'è chi paga. Nel 2020 l'Agenzia delle Entrate scriveva che chi compra un credito in buona fede «non perde il diritto ad utilizzare il credito d'imposta». Nel 2024 la Cassazione ha detto il contrario: il credito falso si sequestra anche a chi è «estraneo all'illecito ed in buona fede». È come comprare un'auto usata con i documenti in regola e scoprire che era rubata: la macchina torna indietro, e in mano resta la ricevuta.

Quindi la domanda, per lo Stato: ha lasciato nascere crediti senza controllare niente e li ha fatti girare come soldi. Perché il conto dei controlli che non ha fatto lo paga chi li ha comprati fidandosi delle sue circolari?

Chi ha fabbricato i crediti falsi dovrà rispondere di truffa. Chi li ha comprati, intanto, se li vede bloccare.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Il Sole 24 Ore.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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