Nel cinema italiano gli aiuti pubblici valgono il 37 per cento della produzione: il margine di un'impresa si legge anche senza i contributi
6 ottobre 2026, ore 09:42
Il 29 settembre il Ministero della Cultura ha trasmesso alle Camere il rapporto annuale sugli effetti della legge 220 del 2016, quella sul cinema e l'audiovisivo, riferito al 2025. Serve a misurare che cosa producono gli aiuti pubblici al settore. Il Sole 24 Ore ne ha scritto oggi partendo dalla cifra più visibile: nel 2025 le risorse assegnate con i quattro strumenti principali sono scese a 477,6 milioni di euro, dai 656,6 del 2024. Il calo, del 27,2 per cento, viene quasi tutto dal tax credit, il credito d'imposta riconosciuto a chi produce film e serie.
Per le imprese più piccole del cinema l'aiuto vale più di tre quarti della produzione
Il dato che conta sta qualche pagina più avanti nel rapporto, che ha messo in fila i bilanci delle imprese del cinema e dell'audiovisivo aiutate fra il 2018 e il 2025. Per queste imprese i contributi valgono in media circa il 37 per cento del valore della produzione, cioè dei ricavi dell'anno più le altre voci della gestione, contributi compresi. Per le più piccole arrivano al 77 per cento.
Il risultato operativo medio di queste aziende è positivo, intorno al 7 per cento della produzione. Poi il rapporto fa il conto che cambia la lettura: tolti i contributi, il risultato diventa «sistematicamente negativo», in media meno 32,8 per cento della produzione, e circa meno 76 per le imprese più piccole.
Tradotto: per una buona parte di queste aziende il margine non viene dai clienti. Arriva da una legge. Il rapporto lo scrive senza giri di parole: i contributi sono «una componente essenziale degli equilibri economici e finanziari» delle imprese agevolate, «soprattutto nella parte più fragile del sistema produttivo».
Il contributo entra nel conto economico fra i ricavi, e alza il margine
Il meccanismo non riguarda solo il cinema. L'articolo 2425 del codice civile, che fissa lo schema del conto economico, mette i contributi in conto esercizio nella voce A5, «altri ricavi e proventi», dentro il valore della produzione. Secondo il principio contabile OIC 12 sono quelli che integrano i ricavi dell'attività o riducono le spese dell'anno. Lì sono finiti, per esempio, i crediti d'imposta sull'energia del 2022. Nella stessa voce A5, ma fuori dai contributi in conto esercizio, può entrare anche una parte dei contributi in conto impianti, quelli ricevuti per comprare macchinari. Pagano un investimento, non una spesa dell'anno: il principio OIC 16 permette di ridurre con quel contributo il costo del macchinario, oppure di portarlo fra i ricavi un pezzo all'anno, accanto agli ammortamenti del bene.
Poiché stanno nel valore della produzione, i contributi arrivano dritti all'EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization), il margine operativo lordo prima di ammortamenti, interessi e imposte: uno dei primi numeri che guarda una banca. Un'impresa può così presentare un EBITDA in salute che, tolto l'aiuto, racconta un'altra storia. Il codice civile chiede di indicare i contributi a parte, e quella riga separata è ciò che permette di toglierli.
Un margine che dipende da una legge si misura due volte
Il contributo è un ricavo particolare: non lo decide un cliente e non si rinnova perché il prodotto è buono. Dura quanto la norma che lo prevede, che ogni manovra può cambiare. Il cinema l'ha appena visto: in un anno le domande di tax credit approvate sono passate da 888 a 527.
È come decidere che la rata del mutuo di casa si può pagare contando anche la busta che i nonni regalano ogni Natale. La rata si paga finché arriva la busta, e in famiglia nessuno sa più dire se lo stipendio basterebbe da solo.
Per questo il margine si legge due volte, con i contributi e senza. Il primo numero racconta com'è andato l'anno. Il secondo dice se l'attività sta in piedi con i soli clienti, ed è quello su cui si decidono i prezzi, le assunzioni e gli investimenti destinati a durare più del contributo. Se la differenza fra le due letture è piccola, l'aiuto resta un aiuto. Se è grande, è diventato un pezzo del modo di fare affari, con una data di fine scritta in una legge.
Quella scadenza va cercata prima di firmare un impegno che dura di più. Un credito d'imposta legato a un solo anno, un bando che chiude, una misura rinnovata di legge di bilancio in legge di bilancio: ognuno porta dentro il margine il suo termine. Il rapporto sul cinema lo mostra per un settore intero. La voce A5, nel bilancio di qualunque impresa, lo mostra per una sola.
Il margine che conta è quello che resta quando la legge cambia.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Il Sole 24 Ore il 6 ottobre 2026.

