Ad agosto i negozi hanno incassato di più e venduto di meno: il fatturato si legge separando i prezzi dalle quantità
2 ottobre 2026, ore 11:07
Questa mattina l'Istat ha pubblicato i dati del commercio al dettaglio di agosto. Rispetto ad agosto 2025 le vendite sono cresciute dello 0,5 per cento in valore e sono calate dell'1 per cento in volume. Tradotto: i negozi italiani hanno incassato un po' di più e venduto meno merce.
Non è una contraddizione: sono due misure della stessa cosa, e da sola nessuna basta.
Lo scontrino sale anche quando il sacchetto si alleggerisce
Il valore è quello che i clienti hanno speso, in euro. Il volume dice quanta merce hanno comprato: l'Istat prende gli incassi e toglie l'effetto dei prezzi, come se si pagasse tutto ai prezzi di un anno fa. Ad agosto gli incassi sono saliti dello 0,5 per cento e la merce è calata dell'1: vuol dire che i prezzi, in media, sono saliti di circa l'1,5 per cento. Quando i prezzi salgono più degli incassi, in cassa entrano più soldi ma dal negozio esce meno merce.
Chi fa la spesa lo sa già: il totale dello scontrino è più alto di un anno fa, il sacchetto più leggero. E chi guardasse solo il totale giurerebbe di aver comprato di più.
Il dato di agosto dice proprio questo: alimentari più 0,9 per cento in valore e meno 0,4 in volume, gli altri prodotti più 0,2 in valore e meno 1,3 in volume. In entrambi i casi l'aumento degli incassi viene dai prezzi, non dalla merce.
Le quantità si contano ai prezzi dell'anno prima
Lo stesso controllo si può fare sul fatturato di un'azienda. Il fatturato cambia per due ragioni diverse: perché è cambiato il prezzo di ciò che si vende, e perché è cambiato quanto se ne vende. Vanno separate prima di trarre conclusioni.
Il metodo è quello dell'Istat, portato in casa. Si prendono le quantità vendute quest'anno, articolo per articolo, e si valorizzano ai prezzi dell'anno prima. Ne esce un fatturato intermedio, con i pezzi di oggi e i listini di ieri. La differenza fra questo valore e il fatturato dell'anno prima è l'effetto quantità: quanto si è venduto in più o in meno. La differenza fra il fatturato vero e il valore intermedio è l'effetto prezzo: quanto hanno reso i listini.
Un esempio. Un'azienda chiude l'anno con il fatturato in crescita del 3 per cento, dopo aver alzato i listini del 5. I pezzi venduti, valorizzati ai prezzi vecchi, risultano calati di quasi il 2 per cento. Il fatturato cresce, l'azienda vende meno.
I dati per farlo ci sono già: le quantità stanno nelle fatture, i prezzi dell'anno prima nei vecchi listini. Serve qualcuno che li metta uno accanto all'altro, ed è il lavoro quotidiano del controllo di gestione.
Il prezzo lo alzano tutti, i volumi dicono chi perde terreno
Le tabelle per tipo di negozio dicono di più. Nella grande distribuzione i volumi sono cresciuti dello 0,1 per cento, nel commercio online del 3,6. Nei negozi piccoli, quelli che l'Istat chiama «imprese operanti su piccole superfici», sono calati del 2,5 per cento.
I prezzi sono saliti per tutti, e per questo gli incassi tengono quasi ovunque. La differenza fra chi tiene e chi arretra sta nella merce venduta. Il negoziante medio che guarda l'incasso di agosto vede un calo dello 0,7 per cento e pensa a un mese fiacco. Se guardasse i volumi vedrebbe che vende due pezzi e mezzo su cento in meno di un anno fa, mentre il supermercato e i siti online ne vendono di più.
Per un'azienda industriale vale lo stesso. Quando le materie prime rincarano, di solito i listini salgono per tutti i concorrenti e il fatturato di ciascuno cresce un po'. Quella crescita dice come vanno i prezzi, non come va l'azienda. I volumi invece dicono se i clienti ordinano come prima, se un concorrente se ne sta portando via qualcuno, se un prodotto sta uscendo di scena.
Un aumento di listino può coprire per un anno un calo dei pezzi venduti. Se il calo continua, l'anno dopo serve un aumento più grande per tenere fermo il fatturato, e ogni aumento rischia di spingere via altri clienti. Chi legge solo il totale se ne accorge quando i listini non bastano più.
Il budget si scrive in quantità e prezzi, non in percentuale di crescita
Il budget si costruisce allo stesso modo: quanto si venderà e a quale prezzo, non un fatturato in crescita del tanto per cento. A fine anno lo scostamento si legge su due righe. Se mancano euro per i prezzi, la domanda riguarda il listino e gli sconti; se mancano per le quantità, riguarda i clienti.
Per agosto l'Istat ha fatto questo conto per tutti i negozi d'Italia, e l'ha pubblicato gratis. Per la propria azienda non lo pubblica nessuno: i dati stanno già nelle fatture, e il conto tocca a chi le emette.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Istat il 2 ottobre 2026.

