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Ex Ilva, il decreto sulla cassa integrazione protegge solo l'indotto che vive dell'acciaieria. Chi ha cercato altri clienti resta fuori

1 novembre 2026, ore 15:56

Il 13 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge da 187 milioni per i lavoratori dell'ex Ilva, l'acciaieria di Taranto che lo Stato gestisce in amministrazione straordinaria attraverso i commissari e che da settimane non produce quasi più. Fino al 30 giugno 2027 il decreto finanzia la cassa integrazione, cioè la parte dello stipendio pagata a chi resta senza lavoro, per i dipendenti di Acciaierie d'Italia e per circa 4.200 addetti dell'indotto, le aziende esterne che lavorano per lo stabilimento. Per questi ultimi, però, pone una condizione: l'impresa deve aver realizzato con Acciaierie d'Italia almeno la metà del suo fatturato nei due anni precedenti.

Nello stabilimento la mensa e le pulizie sono affidate a un gruppo della ristorazione collettiva con sedi in tutta Italia, che lì impiega circa 470 persone e da quell'appalto non ricava la metà delle sue entrate. Per questo, secondo i sindacati, quei lavoratori resterebbero esclusi dalla cassa integrazione dell'indotto, mentre con la chiusura di alcuni reparti il loro lavoro è già calato. Non sono i soli: la crisi di Taranto dura da più di dieci anni, nel frattempo diverse imprese si sono cercate altri committenti, e proprio per questo, avvertono sindacati e aziende, i criteri del decreto rischiano di lasciarle fuori. Chi ha fatto ciò che si raccomanda a ogni impresa, non dipendere da un solo compratore, scopre adesso che quella dipendenza era la condizione per essere protetto.

Per Acciaierie d'Italia, invece, le casse pubbliche si sono aperte molte volte. Dal 2012 i governi hanno messo nell'ex Ilva almeno 3,6 miliardi, secondo un calcolo del gennaio 2026, e quei soldi vengono dalle imposte di tutti. Nei due anni di amministrazione straordinaria lo Stato le ha prestato 340 milioni, che un eventuale compratore dovrà restituire, e di recente le ha assegnato altri 100 milioni, destinati, ha precisato una norma, anche a saldare chi ha lavorato per i commissari. Le aziende dell'indotto riunite in un'associazione di Taranto stimano di vantare crediti per almeno 35 milioni, contro i 28 di settembre, e chiedono ai commissari quando saranno pagate. Lo Stato ha stanziato i soldi anche per pagare l'indotto; i crediti dei fornitori, intanto, sono saliti.

Il decreto è all'esame del Senato, che può modificarlo, e il Parlamento ha sessanta giorni dalla pubblicazione per convertirlo in legge. Sindacati e imprese chiedono di calcolare la metà del fatturato sulla sola sede di Taranto, invece che sull'intera azienda, oppure di abbassare la soglia; un'associazione dell'indotto ha mandato le sue proposte alla ministra del Lavoro.

Un compratore per l'ex Ilva lo Stato lo cerca da tempo senza trovarlo, mentre alle imprese dell'indotto, per tutelarne i lavoratori, chiede di dimostrare che l'acciaieria comprava almeno metà di ciò che vendevano.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Quotidiano di Puglia l'1 novembre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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