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Telemarketing illegale: l'Agcom multa chi forniva i numeri, i call center restano senza nome

12 ottobre 2026, ore 18:19

Oggi l'Agcom, l'autorità che vigila sulle comunicazioni, ha reso note due multe decise il 23 settembre: 700.000 euro a Retelit Digital Services, 122.500 a Tekmind. Le due società hanno in assegnazione blocchi di numeri di telefono: Retelit li cede ad altri operatori, che li mettono a disposizione dei call center. Le regole dell'Agcom obbligano chi ha i numeri a controllare che il call center chiami davvero con quelli, e non faccia comparire sul telefono di chi risponde un numero inventato o di qualcun altro: è lo spoofing. Retelit parla di «un provvedimento inatteso, nell'esito e nell'entità».

Il comunicato fa anche il bilancio del controllo alla frontiera. Dal 2025 una delibera dell'Agcom, la 106/25/CONS, obbliga le compagnie telefoniche a bloccare le chiamate che arrivano dall'estero mostrando un numero italiano.

Fra l'1 e il 18 novembre 2025, prima che il blocco valesse anche per i cellulari, dall'estero arrivavano ogni giorno 26,8 milioni di telefonate con un numero di cellulare italiano. Con il blocco ne arrivano 1,2 milioni. Il 95 per cento è sparito: un cellulare italiano vero, in viaggio all'estero, passa lo stesso, quindi quelle chiamate avevano un numero falso.

Il telemarketing illegale, però, non è sparito. L'Agcom scrive che il filtro ha permesso «di circoscrivere la pratica illegale mediante numeri italiani all'interno del territorio nazionale». Tradotto: quel traffico adesso parte dall'Italia, dove il blocco alla frontiera non arriva. Prodotto a chilometro zero.

Dentro l'Italia il controllo lo impone sempre l'Agcom, ma tocca a chi ha i numeri: Retelit e Tekmind. Non c'è stato, e l'Agcom se n'è accorta dalle «numerose segnalazioni» di chi riceveva le telefonate. Lungo la catena, dai numeri ceduti agli operatori fino ai call center che chiamano per conto di chi ha qualcosa da vendere, la multa colpisce il primo anello. Gli altri, nelle carte di oggi, non hanno nome.

È la ferramenta che duplica le chiavi senza chiedere di chi è la porta: si multa la ferramenta. Intanto però in casa è entrato qualcuno, e lavorava per conto di qualcun altro.

Chi ci rimette lo dice il Codacons: un «doppio danno», per gli utenti che ricevono le chiamate e per gli operatori corretti che rispettano le regole.

Il comunicato dice che l'Agcom ha potuto «risalire agli operatori e call center» che in Italia hanno violato le norme. Quindi l'Autorità sa chi sono anche i call center, eppure il nome lo rende noto solo per le due società multate. La domanda va al suo presidente, Giacomo Lasorella: come si chiamano quei call center, e per conto di quali aziende telefonavano?

Chi pagava quelle telefonate, per ora, non è raggiungibile.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su ANSA il 12 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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