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Rete ex Tim: il via libera a KKR si reggeva su una promessa, non su una condizione. Ora Bruxelles la contesta

19 ottobre 2026, ore 18:18

La Commissione europea ha inviato oggi a KKR, il fondo d'investimento americano che controlla FiberCop, una comunicazione degli addebiti: l'atto con cui Bruxelles dice, in via preliminare, che cosa contesta. FiberCop è la società che possiede la rete fissa venduta da Tim nel 2024. Secondo la Commissione, durante l'esame di quell'acquisto KKR avrebbe dato informazioni «inesatte o fuorvianti» sui contratti di lungo periodo con cui gli altri operatori affittano la rete: KKR sosteneva che si potessero cambiare solo d'accordo con loro. KKR respinge l'accusa, dice che le informazioni erano corrette e ricorda che una decisione finale non c'è.

Anche su quelle informazioni, il 30 maggio 2024, Bruxelles aveva autorizzato l'acquisto senza condizioni. Il punto da controllare era l'accesso alla rete per chi vende internet senza avere cavi propri: la Commissione aveva escluso che peggiorasse proprio grazie ai contratti già firmati, fra gli altri, con Fastweb e Iliad. Dopo il passaggio di proprietà, alcuni operatori hanno denunciato a Bruxelles aumenti dei prezzi decisi da FiberCop su quei contratti, senza il loro consenso. Il 24 luglio 2025 la Commissione ha aperto un'indagine.

Perché una garanzia così importante è rimasta una dichiarazione di chi comprava? Una condizione sta scritta nella decisione e obbliga l'acquirente a rispettarla. Una dichiarazione, invece, si verifica solo dopo: quando gli operatori denunciano gli aumenti. E il dopo ha un tetto. Il regolamento europeo sulle concentrazioni, il 139 del 2004, punisce chi fornisce informazioni inesatte, anche solo per negligenza, con una multa che arriva al massimo all'1 per cento del suo fatturato mondiale. Lo stesso regolamento consente alla Commissione di revocare l'autorizzazione.

Di chi è la rete? FiberCop fa capo a una società controllata da KKR, primo azionista. Gli altri soci sono il fondo pensione canadese CPP, l'investitore pubblico di Abu Dhabi ADIA, l'italiana F2i, che investe in infrastrutture, e il ministero dell'Economia, che ha il 16 per cento ma nessun diritto di controllo. Nel 2023 il governo spiegava l'ingresso del ministero nella rete con la difesa dell'«interesse nazionale». A tutela dei loro contratti, gli operatori si sono rivolti a Bruxelles.

E chi paga? A fine giugno 2026 FiberCop gestiva 13,4 milioni di linee attive: case, negozi e uffici collegati a internet da Tim, Fastweb, Iliad e dalle altre compagnie che affittano la rete. Quando l'accesso costa di più, l'operatore può pagare la differenza riducendo il proprio margine oppure caricarla sull'abbonamento. A luglio 2026 Fastweb, Wind Tre, Iliad e Sky hanno scritto all'Agcom, l'autorità che vigila sulle comunicazioni, che gli aumenti all'ingrosso dei nuovi listini di FiberCop finirebbero sui prezzi pagati dai clienti.

Quindi la domanda, per la Commissione europea: se nel 2024 l'accesso alla rete era il dubbio da sciogliere, perché i termini di quei contratti, prezzi compresi, sono rimasti affidati alla parola di chi comprava, invece di entrare fra le condizioni del via libera?

Nel 2024 KKR diceva a Bruxelles che quei contratti si potevano modificare solo d'accordo con gli operatori. Secondo le compagnie che affittano la rete, i prezzi li ha cambiati da sola FiberCop, controllata dallo stesso fondo.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Il Sole 24 Ore il 19 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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