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Rifiuti del Covid: per smaltire le mascherine lo Stato taglia i fondi dei danneggiati da trasfusioni e vaccini

14 ottobre 2026, ore 18:22

Il Fatto Quotidiano scrive oggi che la Corte dei conti ha fermato i pagamenti del 2025 per i magazzini di Poste Italiane dove sono custoditi i materiali avanzati dal Covid. Nei 16 magazzini ci sono 22.692 tonnellate di mascherine, tute, camici e guanti, comprati durante l'emergenza e mai usati. Dal luglio 2023 li gestisce il ministero della Salute, guidato da Orazio Schillaci.

Quanto costa tenerli lì? Una determina della Presidenza del Consiglio del febbraio 2023 parlava di circa 885.000 euro al mese per il solo stoccaggio: più di 10 milioni l'anno. I governi Draghi e Meloni hanno provato a vendere quel materiale, poi a regalarlo. Scrive Il Post: «nessuno si è mai fatto avanti».

Se nessuno lo vuole, perché si è continuato a pagarne la custodia invece di smaltirlo?

Il governo Meloni ha deciso di distruggerlo solo quest'estate. Il decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, ora convertito dal Parlamento, all'articolo 4 crea un commissario straordinario che deve smaltire tutto entro il 31 marzo 2027. Quanto costa, lo scrive il comma 7: 44 milioni nel 2026 e 40 nel 2027.

Da dove vengono quei soldi? Lo spiega il dossier della Camera sul decreto. Dei 44 milioni del 2026, 35 si prendono riducendo due voci per chi è stato danneggiato da trasfusioni di sangue infetto o da vaccinazioni obbligatorie: i soldi per chiudere con un accordo le loro cause di risarcimento e quelli per i loro indennizzi. Il resto viene da un fondo del ministero dell'Economia per le spese che non si possono rinviare. I 40 milioni del 2027 si prendono dalle risorse per gli indennizzi a chi ha avuto danni permanenti dal vaccino contro il Covid.

Lo smaltimento dei rifiuti della pandemia, nel 2027, lo pagano quindi le risorse messe da parte per i danneggiati da quella vaccinazione. Il dossier non dice se in quei fondi ci fossero soldi in avanzo.

E fino allo smaltimento, chi tiene le mascherine? Il comma 3 dello stesso articolo dà al commissario una strada comoda: può «avvalersi degli operatori economici presso i cui depositi i materiali risultano già custoditi», anche senza gara, in deroga al codice dei contratti pubblici. Tradotto: Poste Italiane, che le custodisce da anni, può continuare a farlo e a essere pagata senza una gara, dove un concorrente offrirebbe magari un prezzo più basso.

Altrove il conto della custodia è stato fatto e pubblicato. Nel Regno Unito il National Audit Office, l'ufficio che controlla la spesa del governo per conto del Parlamento, ha scritto nel marzo 2022 che custodire i dispositivi di protezione era costato al ministero della Salute britannico 737 milioni di sterline fra marzo 2020 e ottobre 2021. In Italia, nei documenti del decreto, ci sono le tonnellate e il numero dei magazzini. Quanto è costato in tutto tenere le mascherine in deposito, no. C'è solo una stima del Fatto Quotidiano: fra custodia, smaltimento, merce mai distribuita e cause con i fornitori, quasi 300 milioni.

Quindi la domanda, per il ministro della Salute Orazio Schillaci: quanto è costata, dal 2020 a oggi, la custodia di mascherine che nessuno userà, e perché per decidere di smaltirle si è aspettato il 2026?

Le mascherine rimaste nei depositi non hanno protetto nessuno. L'affitto dei magazzini, invece, si è pagato ogni mese.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Il Fatto Quotidiano il 14 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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