Cooperative usa e getta: il debito col Fisco muore con la cooperativa, la manodopera a basso prezzo resta a chi la usa
7 ottobre 2026, ore 18:21
Roma, 7 ottobre. La Guardia di Finanza annuncia gli arresti domiciliari per un commercialista e il sequestro di oltre 14 milioni di euro a otto indagati. Secondo l'accusa quattro cooperative consorziate assumevano sulla carta 2.478 lavoratori, impiegati stabilmente da aziende della ristorazione, della vigilanza privata e dei servizi alle imprese con contratti di appalto o di distacco che per la Finanza non avevano i requisiti di legge. Le contestazioni: fatture per prestazioni mai eseguite, crediti d'imposta fittizi usati in compensazione, IVA e ritenute non versate, certificati di regolarità contributiva falsificati.
Accumulati «debiti milionari e inesigibili per l'Erario», le cooperative venivano messe in liquidazione o lasciate fallire e «immediatamente sostituite da nuove strutture societarie pronte a rigenerare il meccanismo illecito». Nessuno, per ora, è stato condannato.
Il trucco è una separazione. Il lavoro resta all'azienda che lo usa; il debito rimane alla cooperativa, costruita per morire. Il sequestro vale più di 5.600 euro per lavoratore; a che periodo e a quanta parte del danno corrisponda, il comunicato non lo dice.
È il negozio col cartello «chiusura totale, svendiamo tutto» appeso da dieci anni. Solo che qui la svendita la pagano altri: lo Stato, che non incassa; i lavoratori, rimasti secondo la Finanza senza garanzie previdenziali e assicurative; e le imprese sane, che i contributi li pagano e devono competere con chi vende la stessa ora senza le tasse dentro.
Il problema più grande è che un controllo contro questo trucco la legge l'ha già scritto. Dal 2020 l'articolo 17-bis del decreto legislativo 241 del 1997 obbliga il committente, cioè l'impresa che affida a un fornitore più di 200.000 euro l'anno di servizi, fatti soprattutto di manodopera che lavora nelle sue sedi e con i suoi mezzi, a farsi consegnare ogni mese le deleghe con cui il fornitore versa le ritenute dei lavoratori, senza poterle compensare con crediti. Se mancano le deleghe o i versamenti, il committente trattiene una parte dei pagamenti; se non controlla, paga una somma pari alla sanzione del fornitore. L'esonero vuole un certificato dell'Agenzia delle Entrate, che chiede almeno tre anni di attività. Il controllo, cioè, tocca all'unico della catena che risparmia se non lo fa. È come chiedere a chi ha preso l'idraulico «senza fattura» di controllare che la fattura arrivi.
Il certificato di regolarità vero, il DURC, chiunque abbia accesso ai portali di INPS e INAIL lo trova col codice fiscale dell'impresa. Uno falso funziona solo con chi non va a guardare.
Quindi la domanda, per le aziende che quei lavoratori li avevano in casa ogni giorno: le deleghe delle ritenute qualcuno le ha mai chieste, e che cosa c'era scritto?
Le cooperative chiudevano una dopo l'altra. Lo sconto sull'ora di lavoro restava sempre aperto.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su La Capitale il 7 ottobre 2026.

