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Festa di San Francesco: la legge mette in conto i 10 milioni dello Stato, non i 3 miliardi delle imprese

2 ottobre 2026, ore 18:31

Domenica è il 4 ottobre, festa nazionale di San Francesco d'Assisi. L'ha rimessa in calendario la legge 151 dell'8 ottobre 2025, votata alla Camera con 247 sì e 2 no. Quest'anno cade di domenica, e quando una festa cade di domenica chi ha uno stipendio mensile riceve a ottobre una giornata di paga in più. Secondo le simulazioni del Sole 24 Ore, a un operaio metalmeccanico arrivano 51,62 euro netti; all'azienda ne costano 106,30.

Le carte dicono il resto. L'articolo 3 della legge autorizza una spesa di 10.684.044 euro l'anno «a decorrere dall'anno 2027», per pagare chi quel giorno lavora negli ospedali, nelle forze dell'ordine e fra i vigili del fuoco. Per il 2026 niente, perché è domenica.

Per lo Stato la domenica è il caso in cui la festa non costa. Per le imprese è il caso in cui costa senza dare a nessuno un'ora di riposo in più.

Il conto delle aziende, a legge appena approvata, l'ha fatto il Centro Studi di Confindustria: 3,6 miliardi l'anno in stipendi aggiuntivi, 2,98 a carico delle imprese private. Quasi trecento volte la cifra scritta nella legge. Ma nella legge quel conto non c'è, e nessuno era tenuto a metterlo: l'articolo 81 della Costituzione obbliga ogni legge a dire dove trova i soldi che fa spendere allo Stato. Per quelli che fa spendere agli altri non chiede niente.

Il problema va oltre San Francesco. Una legge che regala un giorno si vota come se fosse gratis, perché l'unico conto obbligatorio è quello dello Stato. È l'amico che al ristorante ordina lo spumante per brindare tutti insieme e poi, quando arriva il conto, paga il suo calice.

Il primo firmatario, Maurizio Lupi, chiama la festa un investimento, non un costo. Di solito un investimento si chiama così quando chi lo decide ci mette i soldi.

Ottocento anni fa Francesco vendette le stoffe della bottega del padre, e il cavallo, per restaurare la chiesa di San Damiano. Il padre lo portò davanti al vescovo di Assisi, e il vescovo gli fece restituire il denaro, perché non era suo. Il Parlamento lo festeggia rifacendo la stessa cosa, con i soldi delle imprese.

La domanda va ai 247 deputati che hanno votato sì: quanti avevano davanti il conto delle aziende, prima di premere il pulsante?

Il vescovo, almeno, i soldi li aveva fatti restituire.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Il Sole 24 Ore l'1 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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