Electrolux ritira i licenziamenti ma non gli esuberi, e al tavolo del ministero i fornitori non c'erano
5 ottobre 2026, ore 18:22
Maggio 2026. Electrolux annuncia in Italia 1.700 licenziamenti e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi, nelle Marche. I motivi dichiarati: la domanda europea debole e i produttori asiatici, che vendono a prezzi impossibili da replicare con i costi europei.
Oggi, al ministero delle Imprese, il piano cambia. Niente licenziamenti unilaterali: al loro posto fino a 1.250 uscite volontarie incentivate in tre anni, accompagnate dalla cassa integrazione straordinaria, e 90 milioni di investimenti annunciati. Cerreto chiude lo stesso, più avanti, con un progetto di reindustrializzazione. Il ministro Adolfo Urso promette di sostenere il piano «con tutti gli strumenti, anche straordinari», nella prossima legge di bilancio.
Il conto l'ha fatto la Uilm, i metalmeccanici della Uil: alle 1.250 uscite si aggiungono 135 contratti a termine che non verranno rinnovati. Fanno 1.385 posti su 1.700, circa quattro su cinque. Sono spariti i licenziamenti, non gli esuberi. È cambiato il nome, e insieme il calendario: tre anni fanno meno rumore di una lettera.
Con Electrolux non serve fare il pubblico ministero. Un gruppo che perde contro i prezzi asiatici taglia, e lo fa con gli strumenti che la legge gli mette in mano. Il problema più grande sta fuori dalla sala del ministero.
Attorno a Porcia, in provincia di Pordenone, Electrolux ha almeno cinquanta fornitori, secondo Comet, che raggruppa la metalmeccanica del Friuli Venezia Giulia: lamiere, meccanica di precisione, cablaggi, elettronica. La Camera di commercio di Pordenone e Udine, a fine marzo di quest'anno, contava nella regione 1.245 sedi d'impresa nella filiera degli elettrodomestici. Quelle che il prodotto finito lo costruiscono davvero sono 25.
Le altre al tavolo non c'erano. La Struttura per le crisi d'impresa, l'ufficio del ministero che apre quei tavoli, dice sul suo sito di seguire le aziende «di rilevanti dimensioni». Per la piccola officina che lavora la lamiera per Porcia non esiste l'uscita incentivata: quando Electrolux produce meno, arrivano meno ordini, e nessuno lo annuncia in conferenza stampa. La buonuscita, nella filiera, si ferma al primo anello.
È il ristorante che chiude: ai camerieri la liquidazione e una stretta di mano, al pescivendolo che lo riforniva la serranda abbassata il lunedì mattina, con la cassetta ancora in mano.
La domanda è per il ministero, che chiude la trattativa il 29 ottobre: gli strumenti straordinari della legge di bilancio valgono per chi monta le lavatrici, o anche per chi ne taglia le lamiere?
I licenziamenti si ritirano al ministero. Gli ordini che non arrivano non li ritira nessuno.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Il Sole 24 Ore il 5 ottobre 2026.

