Un aumento di stipendio si misura sul costo aziendale, non sulla RAL
13 ottobre 2026, ore 09:35
Il 12 ottobre, in un'audizione in Parlamento, il presidente dell'Istat Francesco Maria Chelli ha detto che «la fase di recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi» si è arrestata. Se entro dicembre non arrivano altri rinnovi, nel 2026 le retribuzioni dei contratti collettivi crescerebbero del 2,5 per cento, mentre l'inflazione già acquisita per l'anno, quella che si avrebbe anche con i prezzi fermi fino a dicembre, è del 3.
Quando un contratto si rinnova, o quando un'impresa decide un aumento per conto suo, la domanda da farsi è una sola: quanto costa davvero all'azienda?
La retribuzione lorda è solo una parte della spesa per il personale
La RAL, cioè la retribuzione annua lorda, è la cifra scritta nella lettera di assunzione: tutte le mensilità dell'anno, tredicesima compresa e quattordicesima dove il contratto la prevede, prima delle trattenute fiscali e previdenziali. È il numero con cui di solito si parla di stipendio.
Il costo aziendale è quello che un dipendente pesa sul conto economico dell'impresa in un anno. Alla RAL si aggiungono due voci che non entrano nella busta paga:
- gli oneri sociali: i contributi previdenziali a carico dell'azienda, versati all'INPS in aggiunta alla quota trattenuta al lavoratore, e il premio assicurativo dell'INAIL;
- il trattamento di fine rapporto (TFR): la quota che matura ogni anno a favore del dipendente ed entra fra i costi dell'impresa, anche quando si paga più tardi o si versa a un fondo.
Per dare un ordine di grandezza: a un impiegato amministrativo esperto con una RAL di 42.000 euro corrisponde un costo aziendale di poco meno di 60.000. La differenza è di circa il 40 per cento della RAL.
Oneri sociali e TFR crescono insieme alla retribuzione
Le due voci che separano la RAL dal costo aziendale sono percentuali della retribuzione. I contributi si calcolano sul lordo, con aliquote che cambiano con il settore e le dimensioni dell'impresa. L'articolo 2120 del codice civile stabilisce che il TFR matura ogni anno in misura pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, cioè circa 7,4 euro ogni 100.
Ne discende che un aumento della retribuzione fa salire, nella stessa proporzione, anche gli oneri sociali e il TFR. E l'aumento mensile scritto in un contratto collettivo si paga su tutte le mensilità, tredicesima compresa: su base annua vale più di dodici volte la cifra del mese.
Il bilancio dice quanto spende l'azienda per ogni euro di retribuzione
Il conto economico, nello schema dell'articolo 2425 del codice civile, raccoglie la spesa per i dipendenti nella voce B9, «per il personale», divisa in cinque righe: salari e stipendi, oneri sociali, trattamento di fine rapporto, trattamento di quiescenza e simili, altri costi. Nel bilancio in forma abbreviata l'articolo 2435-bis dello stesso codice consente di riunire in una sola le ultime tre.
La prima riga contiene le retribuzioni lorde. Sommando le prime tre, cioè retribuzioni, oneri sociali e TFR, e dividendo il totale per la prima, si ottiene quanto spende la propria azienda per ogni euro di retribuzione lorda. Se il TFR è riunito a quiescenza e altri costi, si divide per la prima riga l'intera voce B9: il risultato può uscire più alto del valore cercato, mai più basso. Quel valore cambia con il settore, con il contratto applicato e con la composizione del personale, e va misurato sui propri conti.
L'errore tipico è mettere a budget l'aumento scritto nel contratto
Lo stesso aumento si legge in tre modi. Chi lavora guarda il netto che trova in busta. Il contratto collettivo scrive il lordo mensile. L'azienda paga il costo aziendale. Lo sbaglio più frequente è inserire nel budget la cifra del contratto, o la differenza di RAL, e lasciare fuori oneri sociali e TFR: con le proporzioni dell'impiegato visto sopra, circa 40 euro ogni 100 di aumento.
Un esempio. Un'azienda meccanica con 60 dipendenti applica un rinnovo che dà a ciascuno 1.300 euro lordi in più all'anno. Sommate su tutto il personale, le RAL crescono di 78.000 euro. Con le stesse proporzioni dell'impiegato, il costo aziendale di tutti i dipendenti sale di circa 109.000 euro.
C'è poi una differenza di durata. Un premio pagato una volta pesa su un solo esercizio. Un aumento della retribuzione resta: entra nei costi per il personale di quest'anno e di tutti quelli successivi, e i rinnovi seguenti partono da lì.
Prima di firmare un accordo aziendale, o di chiudere il budget del 2027, il conto è breve. Dalla voce B9 dell'ultimo bilancio si ricava quanto spende l'azienda per ogni euro di retribuzione lorda. Quel valore si moltiplica per l'aumento lordo di un anno intero, tredicesima compresa. Il risultato è la cifra che l'impresa pagherà davvero, ogni anno.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su ANSA il 12 ottobre 2026.

