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Adeguati assetti: che cosa chiede l'articolo 2086 del codice civile, e chi li deve avere

12 ottobre 2026, ore 09:34

«Adeguati assetti» è l'espressione con cui il codice civile chiede a ogni impresa organizzata in società di accorgersi in tempo se sta andando verso la crisi.

La norma chiede di vedere la crisi prima che arrivi

La regola sta nel secondo comma dell'articolo 2086 del codice civile, aggiunto dal decreto legislativo 14 del 2019, cioè il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza. Dice così: «L'imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della continuità aziendale».

Tradotto, l'assetto ha tre parti:

La continuità aziendale è la capacità dell'impresa di andare avanti pagando i propri debiti alle scadenze.

Li deve avere ogni società, nella misura delle sue dimensioni

Il dovere vale per la società per azioni come per la piccola srl, e anche per le società di persone, ciascuna in proporzione alle sue dimensioni; a costruire l'assetto sono gli amministratori. All'imprenditore individuale lo stesso decreto, all'articolo 3, chiede «misure idonee» a rilevare per tempo la crisi e a farvi fronte.

Adeguato vuol dire che guarda almeno un anno avanti

L'articolo 3 dello stesso decreto dice che l'assetto deve permettere di rilevare gli squilibri patrimoniali ed economico-finanziari, e di verificare che i debiti siano sostenibili e che l'impresa possa continuare «almeno per i dodici mesi successivi». Lo stesso articolo elenca i segnali da cogliere prima che la crisi sia evidente:

Le soglie degli enti pubblici sono quattro:

Per la verifica dei dodici mesi la legge non scrive un numero. Chiede però che le risorse bastino a pagare i debiti, e quindi, in pratica, che il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) sia almeno pari a 1. Il DSCR è il rapporto fra le risorse dei dodici mesi successivi e quanto nello stesso periodo uscirà fra interessi sui debiti e rate di capitale dei mutui. Le risorse sono la cassa che la gestione produrrà, al netto degli investimenti, più la liquidità sui conti all'inizio del periodo e la parte del fido di cassa non ancora usata. Con un DSCR pari a 1 le risorse coprono esattamente interessi e rate; sotto 1 non bastano, e la verifica chiesta dal Codice non è superata.

Un esempio. Un'azienda di serramenti fattura 17 milioni. Nell'anno che viene la gestione dovrebbe generare 750.000 euro di cassa, già tolti gli investimenti, e all'inizio dell'anno fra liquidità sui conti e fido non usato ci sono altri 150.000 euro. Le risorse sono quindi 900.000 euro, mentre fra interessi e rate di capitale dei mutui ne usciranno 1.000.000. Il DSCR è 0,9: la verifica non è superata. Il codice civile chiede agli amministratori di attivarsi «senza indugio», prima che compaiano i segnali elencati sopra. Fra le strade possibili c'è chiedere alle banche di allungare la durata dei mutui: la rata di ogni anno si abbassa, scendono le uscite che il DSCR confronta con le risorse, e il rapporto sale.

L'errore tipico è scambiare l'assetto per un fascicolo

Lo sbaglio più frequente è pensare che bastino un organigramma, un mansionario e qualche procedura scritta, mentre i numeri arrivano una volta all'anno con il bilancio. Un assetto così è in ordine sulla carta e mostra i problemi solo quando i ritardi con fornitori e banche sono già cominciati.

Il cuore dell'assetto adeguato di una PMI è un controllo di gestione fatto bene.

La prima prova da fare sui propri conti è una domanda: esiste una previsione di cassa dell'anno successivo, aggiornata ogni mese con i dati reali? Senza quella previsione, la verifica chiesta dall'articolo 3 non si può fare.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

Budget e previsioniOrganizzazione e persone

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