A Modena la plastica dura che finiva bruciata torna come nuova, e darà lavoro a 80 persone
24 ottobre 2026, ore 18:31
Il 20 ottobre, a Modena, Aliplast ha inaugurato R3GID, un impianto che ricicla la plastica rigida: cassette, taniche, contenitori, pezzi di elettrodomestici e di automobili. Aliplast è una società del gruppo Hera, la multiutility di Bologna quotata in Borsa, di cui a fine 2024 più di cento Comuni possedevano poco meno della metà. L'impianto lavora già da qualche mese, può trattare fino a 30.000 tonnellate di rifiuti l'anno e, a pieno ritmo, darà lavoro a 80 persone.
Finora quella plastica, di solito, non si riciclava: finiva nell'inceneritore o in discarica. Lo smaltimento costa, e lo paga chi butta via: l'impresa per i suoi scarti, il cittadino con la tassa sui rifiuti per quelli di casa. A Modena la plastica viene divisa per tipo e per colore, macinata, lavata e trasformata in granuli puri oltre il 99 per cento. Secondo Aliplast, la qualità è la stessa della plastica nuova fatta col petrolio. Il paraurti vecchio può tornare paraurti, invece di finire in fumo.
Perché proprio adesso? Due regolamenti europei chiederanno che dentro i prodotti nuovi ci sia una quota di plastica riciclata: quello sugli imballaggi, il 2025/40, e quello sulle auto a fine vita, il 2026/1738. Qualcuno quella plastica la dovrà produrre, e oggi gli impianti non bastano: secondo uno studio dei riciclatori europei citato dal gruppo, entro il 2040 all'Europa serviranno altri 5,7 milioni di tonnellate l'anno di capacità per riciclare la plastica rigida. Per l'amministratore delegato di Hera, Orazio Iacono, R3GID «è la risposta di chi si muove per primo». Bruxelles le regole le ha scritte. Gli impianti, a quanto pare, non si costruiscono per regolamento.
Poi c'è il conto dei soldi pubblici, che stavolta torna. L'impianto è costato 48,8 milioni di euro. Di questi, 7,7, un sesto, sono arrivati dal PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, pagato con i fondi europei stanziati dopo il Covid. Il resto lo ha messo il gruppo Hera. Per una volta i soldi del PNRR si possono pesare, sotto forma di granuli che qualcuno compra.
E c'è il conto che non si vede. Ogni chilo di plastica rigenerata è un chilo di materia vergine che non serve produrre col petrolio, e un rifiuto che non finisce nel forno. Gli 80 posti di lavoro nascono da un rifiuto. Secondo le stime di Aliplast, l'impianto evita ogni anno emissioni pari a circa 30.000 tonnellate di anidride carbonica.
Per la plastica dura, adesso, a Modena c'è una strada che non finisce nel camino.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su ANSA il 20 ottobre 2026.

