L'iperammortamento vale l'imposta risparmiata, che torna in cassa un anno alla volta
14 ottobre 2026, ore 09:27
Il 13 ottobre Ucimu, l'associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, ha comunicato che nel terzo trimestre 2026 gli ordini dall'estero sono cresciuti del 24,7 per cento sullo stesso periodo del 2025, mentre quelli raccolti in Italia sono scesi del 7,1. Il presidente Riccardo Rosa conta sull'iperammortamento perché la domanda italiana riprenda.
Per chi sta valutando l'acquisto di un macchinario la questione è quanto vale davvero quell'incentivo, e quando arriva.
L'iperammortamento aumenta le quote che si deducono dal reddito
L'articolo 1, comma 427, della legge 199 del 2025 riguarda gli investimenti in beni strumentali nuovi, fatti dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 e destinati a strutture produttive in Italia. Per questi beni il costo di acquisto viene maggiorato solo per calcolare le quote di ammortamento e i canoni di leasing deducibili. La maggiorazione scende con la dimensione dell'investimento: 180 per cento fino a 2,5 milioni di euro, 100 per gli investimenti da 2,5 a 10, 50 da 10 a 20 milioni. Sono ammessi i beni degli elenchi allegati alla legge, cioè macchine e sistemi digitali di tipo «Industria 4.0» collegati al sistema che gestisce la produzione o alla rete di fornitura, e gli impianti per produrre da sé energia rinnovabile.
Nel bilancio la macchina resta iscritta al prezzo pagato e si ammortizza come sempre. La maggiorazione vive solo nella dichiarazione dei redditi: ogni anno, accanto all'ammortamento fiscale, l'impresa toglie dal reddito una quota in più, che nella prima fascia vale il 180 per cento di quella ordinaria. Non è un contributo e non è un credito d'imposta. È un reddito imponibile più basso.
Il valore dell'incentivo è l'imposta che non si paga
Una deduzione vale quanto il tributo che fa risparmiare. Per una società di capitali si tratta dell'IRES, con l'aliquota ordinaria del 24 per cento. Il conto è una moltiplicazione: per ogni euro investito nella prima fascia l'impresa deduce, nell'arco dell'ammortamento, 1,8 euro in più, e con l'aliquota del 24 l'IRES scende in tutto di 43,2 centesimi. Nella seconda fascia la riduzione è di 24, nella terza di 12.
L'errore tipico è leggere il 180 per cento come la misura dell'aiuto. Su una macchina che costa un milione di euro le deduzioni in più sommano 1.800.000 ma l'IRES che l'impresa non versa è di 432.000 euro: meno della metà del prezzo, e non tutta insieme.
Il risparmio torna in cassa con le imposte degli anni successivi
La quota in più segue l'ammortamento fiscale, che si distribuisce sugli anni di vita del bene con le percentuali annue fissate per ogni tipo di bene dal decreto ministeriale del 31 dicembre 1988. Il risparmio, quindi, si divide in rate, una per ogni anno di ammortamento. E torna in azienda solo quando si pagano le imposte: la deduzione di un esercizio abbassa l'IRES dovuta per quel periodo d'imposta, che si versa a saldo l'anno seguente, di norma entro giugno. Insieme scendono gli acconti versati in quell'anno, perché si calcolano sull'imposta dell'esercizio precedente.
La macchina, invece, si paga alla consegna oppure con le rate di un finanziamento. Fra l'uscita di cassa e il ritorno dell'incentivo passano anni: la prima parte del risparmio torna con il saldo dell'anno dopo il primo esercizio in cui si deduce la quota in più, l'ultima con il saldo dell'anno dopo l'ultimo.
C'è poi una condizione che il nome dell'incentivo non dice. La deduzione in più abbassa il reddito imponibile, e un reddito che non c'è non si può abbassare: nell'esercizio chiuso in perdita fiscale quella quota non riduce nessun versamento. Il risparmio arriva per intero e nei tempi attesi solo se l'impresa ha reddito imponibile in ciascuno degli anni di ammortamento.
Nei propri conti l'incentivo sta fra le imposte, non nel prezzo della macchina
Prima di firmare l'ordine servono tre verifiche.
- Il reddito imponibile degli ultimi esercizi: se è stato basso o negativo, la quota in più rischia di non trovare IRES da ridurre proprio negli anni in cui si deduce.
- Il calendario dei pagamenti: nella previsione di cassa l'acquisto esce nel mese in cui si paga il fornitore o parte la prima rata; il risparmio compare a pezzi negli anni seguenti, come minori versamenti di imposte a giugno e a novembre.
- La convenienza della macchina: l'investimento si giudica sul margine e sulla cassa che produrrà; l'incentivo ne abbassa il costo netto, distribuito negli anni.
In un business plan l'iperammortamento si scrive quindi alla riga delle imposte, esercizio per esercizio, e non come uno sconto sul prezzo d'acquisto. Così il piano mostra quanto denaro serve nel primo anno, quando il fornitore è già stato pagato e il risparmio d'imposta non è ancora arrivato.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su ANSA il 13 ottobre 2026.

