Ex Bekaert di Cagliari: la multinazionale vende, un'impresa sarda che cerca saldatori riqualifica i 150 operai invece di licenziarli
17 ottobre 2026, ore 18:22
Giovedì 15 ottobre, a Macchiareddu, nella zona industriale di Cagliari, lo stabilimento che da oltre cinquant'anni faceva cordicelle d'acciaio per gli pneumatici ha cambiato proprietario. Fino al giorno prima era della multinazionale belga Bekaert. Ora lo gestisce Nuova Icom, impresa sarda di carpenteria e impianti industriali con circa 1.100 dipendenti. I 150 lavoratori restano tutti. Licenziamenti, nessuno.
Bekaert aveva messo in vendita lo stabilimento nel settembre 2025. Fra le ragioni, riferite dall'azienda ai sindacati, c'erano i costi di trasporto «tripli rispetto ai competitor» e il prezzo dell'energia in Sardegna, pesante per chi consuma molta corrente. Per chi spedisce cordicelle d'acciaio alle fabbriche di gomme, un'isola è lontana da tutto.
Nuova Icom il mare lo guarda in un altro modo. Costruisce strutture sottomarine per estrarre gas, per clienti come Saipem, Eni, Total ed Equinor, e dice di essere una delle circa quindici imprese al mondo che le fanno. I lavoratori ex Bekaert cominciano nelle sue officine del Porto Canale, mentre lo stabilimento viene preparato per la nuova produzione. L'investimento dichiarato dall'azienda è di 40 milioni di euro.
La parte più interessante, però, è un'altra. Nuova Icom cerca saldatori, carpentieri e tecnici metalmeccanici, e sta mettendo in piedi una scuola interna per trovarli in Sardegna. Sono i mestieri che mancano in tutta Italia: a maggio di quest'anno le imprese dichiaravano difficile da trovare il 55,5 per cento degli operai specializzati che cercavano, con punte oltre il 70 fra meccanici, manutentori e fabbri. Nuova Icom non aspetta che il mercato glieli porti: li forma fra chi una fabbrica l'ha già vissuta.
I 150 seguono corsi di riqualificazione prima di entrare in organico. La Regione Sardegna li paga con un fondo da 3 milioni. Chi supera la prova viene assunto. Chi non la supera rifà il corso e ripete l'esame. Nel piano il licenziamento non è previsto nemmeno per chi sbaglia la prima volta.
Poi ci sono le assunzioni nuove, una cinquantina, per superare i 200 addetti. Il ministero delle Imprese, che ha seguito la trattativa, dice di voler applicare la stessa determinazione agli altri tavoli di crisi ancora aperti.
Quindi la domanda, per il ministero delle Imprese e per le Regioni con fabbriche in chiusura: quanti operai che oggi rischiano il posto potrebbero diventare i saldatori che le imprese non trovano?
A Macchiareddu chi faceva cordicelle per le gomme adesso impara a costruire per il fondo del mare.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Il Sole 24 Ore il 16 ottobre 2026.

