Fondi agricoli europei: sui terreni sotto mezzo ettaro il consenso del proprietario lo firma chi incassa gli aiuti
20 ottobre 2026, ore 18:32
Oggi l'Agea, l'agenzia pubblica che coordina in Italia i pagamenti degli aiuti agricoli dell'Unione europea, ha invitato i proprietari di terreni a usare l'app IO della pubblica amministrazione. Il progetto: un avviso sul telefono quando un loro terreno entra nel fascicolo aziendale di un altro, la scheda in cui un'azienda agricola elenca i campi che coltiva. Il motivo lo scrive l'agenzia: non tutti i proprietari hanno un fascicolo, e i loro terreni possono essere dichiarati da altri per ottenere soldi europei non dovuti. Da quando arriveranno gli avvisi, l'Agea non lo dice.
Cinque giorni prima Le Iene avevano raccontato il caso di Roio del Sangro, in provincia di Chieti: circa 90 ettari, spezzati in centinaia di particelle catastali che appartengono a circa 200 persone, finiti nel fascicolo di un'azienda. Diversi proprietari dicono di non aver mai firmato i contratti di comodato che risultano nelle carte. Il primo esposto in procura è del luglio 2022: le accuse sono da verificare, e un esito le cronache locali non lo riportano.
Come entra il campo di un altro in un fascicolo? Il fascicolo lo aggiorna un centro di assistenza agricola, l'ufficio autorizzato a gestirlo, su richiesta dell'agricoltore. Al proprietario non arriva nessuna comunicazione.
Sulle particelle più piccole non serve nemmeno un contratto. Il decreto-legge 91 del 2014, all'articolo 1-bis, comma 12, stabilisce che per i terreni «di estensione inferiore a 5.000 metri quadrati» in montagna, nelle colline prealpine e nella pianura non irrigua gli agricoltori «non sono tenuti a disporre del relativo titolo di conduzione». Per gli aiuti, con una circolare del dicembre scorso e in attesa di un decreto del ministero, l'Agea accetta una dichiarazione: i terreni sono coltivati con il consenso dei proprietari, in forza di un possesso «pacifico, palese e ininterrotto che non è mai stato oggetto di contestazione da parte degli aventi diritto». Il centro di assistenza deve «verificare la corretta compilazione del modello». Al proprietario non si chiede niente: che non abbia mai protestato lo dichiara chi usa il suo terreno.
La deroga ha una ragione, scritta nelle circolari dell'Agea: non fermare le aziende agricole nei comuni di montagna. Il sistema informatico nazionale, però, fa scattare un allarme automatico quando la stessa particella compare in due fascicoli. Se il proprietario un fascicolo non ce l'ha, come l'erede di un campo in collina, quell'allarme tace. Quando la particella compare anche nel fascicolo di chi ne ha diritto, gli aiuti europei restano bloccati per tutti e due, finché uno la toglie, decide un giudice o interviene l'Agea. Eppure la Commissione di Bruxelles, nelle linee guida del 2021 citate dalla Corte dei conti europea, chiedeva controlli che non si fermassero alle doppie domande sullo stesso terreno.
E chi paga? In Italia, nell'anno finanziario 2025, i pagamenti diretti, gli aiuti legati agli ettari dichiarati, hanno superato i 3,47 miliardi di euro. Sono soldi del bilancio europeo, che gli Stati finanziano con i loro versamenti, Italia compresa. Chi dichiara un terreno all'insaputa del proprietario incassa una parte di quei soldi senza averne diritto.
Il posto per rimediare esiste: è il decreto ministeriale che l'Agea aspetta, e che la legge 182 del 2025 prevede per fissare le regole della deroga e gli «obblighi di comunicazione» di chi la usa. La domanda è per l'Agea: se sa che chi non ha un fascicolo non può accorgersi di niente, perché la dichiarazione sul consenso arriva solo al centro di assistenza, e mai a chi possiede il terreno?
Al proprietario, intanto, restano un'app da scaricare e un avviso senza data.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su ANSA il 20 ottobre 2026.

