Bialetti torna all'utile: poco più di un centesimo per ogni euro di EBITDA normalizzato
10 ottobre 2026, ore 18:19
Torino, 3 ottobre. Bialetti apre in via Lagrange un negozio nuovo, che prende il posto del vecchio punto vendita di via Roma. Un altro, più compatto e pensato per gli acquisti di corsa, è stato aperto nella stazione di Porta Nuova. Per i due negozi l'azienda della moka ha assunto cinque persone.
La società ha chiuso il 2025 con ricavi per 165,7 milioni, in crescita sull'anno prima. L'EBITDA normalizzato è stato di 24 milioni; di utile netto del gruppo sono rimasti circa 300.000 euro.
L'EBITDA è il margine operativo lordo: quello che resta dei ricavi dopo acquisti, servizi, personale e le altre spese della gestione, prima di ammortamenti, interessi e tasse. «Normalizzato» vuol dire ricalcolato dalla società con criteri suoi, perché nessun principio contabile li fissa. Nel comunicato sul primo semestre 2024 Bialetti lasciava fuori le voci non ricorrenti e le commissioni sui finanziamenti. Rimetteva poi fra le spese gli affitti, che le regole contabili internazionali spostano sotto l'EBITDA, fra ammortamenti e interessi. Con queste correzioni il numero normalizzato veniva più basso dell'EBITDA di bilancio. Il comunicato sui conti del 2025, per come l'hanno riportato i giornali, non ripete la definizione: non si sa se i 24 milioni seguano gli stessi criteri.
Fra l'EBITDA normalizzato e l'utile se ne vanno quasi 24 milioni. La società ne indica una parte: circa 4 milioni di «oneri finanziari correlati al vecchio debito e oneri non ricorrenti». Il vecchio debito è quello di prima dell'arrivo di Nuo Capital, società d'investimento cinese. Nel 2025 Nuo ha comprato tutte le azioni, e con l'acquisto si è chiusa la ristrutturazione concordata con banche e creditori.
Nello stesso anno il debito netto, cioè i debiti finanziari meno la liquidità, è sceso da 114,5 a 69,6 milioni, oltre un terzo in meno, e il patrimonio netto è tornato positivo. Meno debito vuol dire, a parità di tassi, meno interessi: una parte in più dell'EBITDA potrà arrivare fino all'utile. Secondo il presidente, Giuseppe Morici, la nuova proprietà «ha garantito la stabilità finanziaria necessaria per accelerare il percorso di crescita».
È come chi ha un bar. Al bancone guadagna bene. Ogni anno, però, mette fra i costi una quota di quanto ha pagato la macchina del caffè: è l'ammortamento. Poi paga gli interessi del vecchio prestito, e infine le tasse. A fine anno, di guadagno, gli restano poche tazzine. Chi della propria impresa guarda solo l'EBITDA vede il guadagno del bancone, non quello di fine anno.
La domanda, per chi guida un'impresa, riguarda i propri conti: di ogni euro di EBITDA, quanti centesimi arrivano all'utile?
Per un'azienda che l'anno prima perdeva 1,1 milioni, quei 300.000 euro sono comunque un segno più.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su ANSA il 9 ottobre 2026.

