Alta velocità, i consorzi di Webuild fermano i cantieri: lo Stato è il cliente, il socio e chi paga la cassa integrazione
18 ottobre 2026, ore 18:23
In questi giorni circa 500 operai dei cantieri dell'alta velocità sono finiti in cassa integrazione. Lavorano per Seli Overseas, società del gruppo Webuild, nella galleria del Terzo Valico fra il Piemonte e Genova e sulla linea Messina-Catania. A sospendere i lavori, scrive Il Post, sono stati i consorzi guidati da Webuild, il più grande costruttore italiano. Il motivo, nella comunicazione ai sindacati: «sopravvenute vicende finanziarie, amministrative e contrattuali con Rfi», la società delle Ferrovie dello Stato che ha commissionato le opere. Webuild dice che per completare i cantieri servono a breve 2,1 miliardi di euro. Rfi risponde di aver pagato il dovuto, e ha ordinato di riprendere i lavori.
Chi decide di fermare un cantiere pubblico? L'articolo 121 del codice degli appalti, il decreto legislativo 36 del 2023, lo lascia al direttore dei lavori, per «circostanze speciali» che impediscono di lavorare «a regola d'arte», e al responsabile del procedimento, per «ragioni di necessità o di pubblico interesse». Tutti e due stanno dalla parte di chi paga l'opera. Una lite sui soldi, fra le ragioni elencate, non c'è. A ottobre il cantiere l'ha fermato chi incassa.
Dietro la lite ci sono le riserve: le somme che l'impresa scrive nei registri del cantiere per varianti, ritardi e rincari, e che chiede di farsi pagare oltre al prezzo del contratto. Secondo Rfi, sulle opere affidate ai consorzi di Webuild arrivano a 20 miliardi, quasi quanto il valore dei contratti. Per ogni dieci euro di prezzo vinto in gara, quasi nove di richieste in più. Webuild precisa che non sono crediti né somme dovute: sono quanto iscritto nei registri.
Una parte dei rincari può essere vera. Nel Terzo Valico lo scavo ha trovato gas nella roccia, e i lavori hanno rallentato. Ma intanto i soldi pubblici sono già partiti. Rfi scrive che, degli anticipi pagati sui contratti, più di 4,8 miliardi restano «nella piena disponibilità» della società. I cantieri si fermano per meno della metà di quella somma.
Chi decide quanto vale una riserva? Il collegio consultivo tecnico, un gruppo di esperti che le due parti nominano per ogni opera. A luglio, sulle riserve esaminate, i collegi hanno dato all'impresa poco meno di tre euro ogni dieci chiesti. Allo stesso ritmo, con le riserve di Webuild le opere costerebbero circa 5,6 miliardi in più. Li pagherebbe Rfi, cioè le Ferrovie dello Stato, che appartengono per intero al ministero dell'Economia. Nelle grandi opere la gara fissa solo il primo prezzo: quello vero arriva a cantiere aperto, e lo pagano i contribuenti.
Al tavolo, poi, lo Stato siede da tutte e due le parti. Con Rfi paga. Con Cassa depositi e prestiti, controllata dallo stesso ministero, possiede circa un sesto di Webuild, cioè di chi chiede i soldi. E gli operai rimasti a casa ricevono la cassa integrazione da un ente pubblico, l'INPS.
Quindi la domanda, per Rfi e per il ministero dell'Economia, proprietario delle Ferrovie dello Stato: se i cantieri restano fermi, che cosa succede agli anticipi che l'impresa tiene ancora?
Nei cantieri fermi dell'alta velocità lo Stato paga l'opera, gli anticipi e anche gli operai che non possono costruirla.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Il Post il 16 ottobre 2026.

