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Il patrimonio netto dice quanta parte dell'azienda è pagata dai soci

21 ottobre 2026, ore 09:42

Secondo un'indagine di Creditreform ripresa il 20 ottobre da Handelsblatt, in Germania un'impresa su tre fra quelle con al massimo 500 dipendenti e 50 milioni di euro di fatturato ha un patrimonio netto inferiore al 10 per cento del totale dell'attivo. Sono imprese della stessa taglia di molte aziende italiane, e la misura usata da Creditreform si calcola con due righe del bilancio.

Il patrimonio netto si legge accanto a tutto quello che l'azienda possiede

Lo stato patrimoniale ha due lati. L'attivo dice come l'impresa ha impiegato il denaro: impianti, magazzino, crediti verso i clienti, soldi sui conti. Il passivo dice da chi è arrivato quel denaro: i soci, le banche, i fornitori, i dipendenti con il TFR. La quota dei soci è il patrimonio netto, cioè il capitale versato, le riserve e gli utili che negli anni non sono stati distribuiti.

Il totale del passivo è sempre uguale a quello dell'attivo. Il rapporto fra il patrimonio netto e quel totale si chiama indice di indipendenza finanziaria. Dice quanta parte di ciò che l'impresa possiede è pagata con i soldi dei soci. Il resto lo hanno anticipato altri, e prima o poi va restituito.

Le perdite consumano per primo il patrimonio netto

A differenza di un debito, il patrimonio netto non va restituito a una scadenza. Per questo è la prima parte del passivo ad assorbire le perdite: quando un esercizio chiude in rosso, i debiti verso banche e fornitori non diminuiscono di un euro, e a scendere è la quota dei soci. Più l'indice è basso, meno perdite l'impresa può sopportare prima di trovarsi con il netto azzerato. Con un indice del 10 per cento, per azzerarlo basta una perdita pari a un decimo dell'attivo.

Prima che il netto sia azzerato, la legge chiede un passaggio. Nelle società a responsabilità limitata, quando le perdite riducono il capitale sociale di oltre un terzo, l'articolo 2482-bis del codice civile chiede agli amministratori di convocare «senza indugio» l'assemblea dei soci; per le società per azioni la stessa regola sta nell'articolo 2446. La legge invece non fissa un valore minimo per l'indice di indipendenza finanziaria: il numero si giudica confrontandolo con gli anni precedenti e con le imprese dello stesso settore.

Un esempio. Un'azienda che produce serramenti in alluminio fattura 14 milioni l'anno. Nel suo bilancio il patrimonio netto vale 800.000 euro, meno di un decimo di un attivo da 9 milioni. Un esercizio chiuso con una perdita di 600.000 euro porta il patrimonio netto a 200.000, un quarto di prima.

Il capitale sociale, i prestiti dei soci e un anno solo portano fuori strada

Il primo errore è guardare il capitale sociale al posto del patrimonio netto. Una società a responsabilità limitata può avere un capitale sociale di 10.000 euro e un patrimonio netto di milioni, fatto di utili lasciati nella società; oppure il contrario, un capitale sociale alto e un patrimonio netto più basso, perché le perdite ne hanno già consumato una parte. Conta il totale della voce A del passivo, «Patrimonio netto», che si trova anche nel bilancio in forma abbreviata.

Il secondo errore riguarda il denaro che i soci mettono nella società. Un finanziamento, anche senza interessi, nel bilancio sta fra i debiti, perché va restituito. Un versamento in conto capitale sta invece fra le riserve del patrimonio netto. La stessa somma, uscita dalle tasche dei soci, ha due effetti diversi: con il finanziamento l'indice non sale, perché la quota dei soci resta la stessa; con il versamento sale.

Il terzo errore è leggere un anno solo. Quando l'impresa cresce, l'attivo aumenta. Se la crescita la pagano banche e fornitori e gli utili vengono distribuiti, il patrimonio netto resta fermo e l'indice scende, anche negli anni chiusi in utile.

Tre bilanci bastano per vedere chi ha pagato la crescita

Il conto si fa sugli ultimi tre o cinque bilanci approvati: il patrimonio netto diviso per il totale dell'attivo, anno per anno. Se l'indice sale, l'impresa si è finanziata sempre di più con i soldi dei soci, con nuovi versamenti o con gli utili lasciati in azienda. Se scende, le cause possibili sono due: le perdite hanno consumato il patrimonio netto, oppure la crescita l'hanno pagata soprattutto banche, fornitori e altri creditori. Il conto economico degli stessi anni dice quale delle due.

Accanto a quella serie si mette la perdita più alta che l'impresa abbia avuto negli ultimi dieci anni. Resta una domanda: quanti esercizi come quello potrebbe sopportare con il patrimonio netto che ha oggi?

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Handelsblatt il 20 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

Banche e debito

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