Indice di liquidità: come si calcola e quanto deve valere
19 ottobre 2026, ore 10:34
L'indice di liquidità è il rapporto fra le attività a breve e il passivo a breve. Al numeratore stanno i soldi sui conti e ciò che diventerà denaro entro un anno: crediti verso i clienti, magazzino, altre somme da incassare. Al denominatore stanno i debiti da pagare nello stesso periodo: fornitori, banche per le linee a breve, personale, Erario ed enti previdenziali. Un risultato di 1,3 vuol dire che per ogni euro di quei debiti ce ne sono 1,30 fra conti, crediti e scorte. Le quote di capitale dei mutui in scadenza entro l'anno restano fuori: le banche le confrontano con la cassa prodotta dall'azienda in un altro indicatore, il DSCR (Debt Service Coverage Ratio).
Gli indici sono due, e la differenza sta nel magazzino
Nei manuali il rapporto descritto sopra si chiama liquidità corrente, o quoziente di disponibilità; in inglese current ratio. Togliendo il magazzino dal numeratore si ottiene la liquidità immediata, detta anche liquidità primaria, acid test o quick ratio.
I crediti verso i clienti diventano denaro alla scadenza delle fatture. Le scorte invece vanno prima lavorate e vendute, e solo dopo la vendita si incassa. La liquidità corrente dice se le attività a breve coprono i debiti a breve; quella immediata dice se l'azienda riesce a pagarli senza contare sulla vendita delle scorte. Lette insieme, misurano quanto la cassa dei prossimi mesi dipende dal magazzino.
Il calcolo si fa sul bilancio, anche in forma abbreviata
L'articolo 2435-bis del codice civile, che regola il bilancio in forma abbreviata, chiede di indicare a parte, fra i crediti e fra i debiti, gli importi esigibili oltre l'esercizio successivo. Le attività a breve sono quindi l'attivo circolante senza i crediti a lunga scadenza. Il passivo a breve è il totale dei debiti meno quelli da pagare dopo l'esercizio successivo e meno le quote di capitale dei mutui in scadenza entro l'anno. Il bilancio le lascia fra i debiti a breve, senza indicarle a parte: l'importo si legge nei piani di ammortamento dei mutui. Per la liquidità immediata si toglie dal numeratore la voce delle rimanenze.
Un esempio. Un'azienda che produce imballaggi in cartone fattura 18 milioni di euro l'anno. A fine esercizio le sue attività a breve valgono 6 milioni, metà delle quali è magazzino, mentre il passivo a breve è di 4. La liquidità corrente è 1,5; quella immediata, senza le scorte, scende a 0,75. Per pagare i debiti dell'anno, conti e crediti non bastano: manca 1 milione di euro, che deve arrivare dalla vendita delle scorte ed è un terzo del magazzino.
Le soglie valgono solo per la formula su cui sono costruite
I manuali danno valori di riferimento. Per la liquidità corrente, sopra 1,5 la struttura è considerata solida, fra 1 e 1,5 accettabile, sotto 1 in tensione. Per la liquidità immediata, sopra 1 buona, fra 0,8 e 1 sufficiente, fra 0,5 e 0,8 da seguire con attenzione, sotto 0,5 critica.
In Italia, nell'ottobre 2019, il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC) ha pubblicato gli indici di allerta previsti dal Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, il decreto legislativo 14 del 2019. Fra questi c'è un «indice di liquidità»: attività a breve su passività a breve, magazzino compreso. Le soglie cambiano con il settore e vanno da 69,8 a 108 per cento; il segnale si accende quando l'indice è pari o inferiore al valore del proprio settore. Quegli indicatori non sono mai diventati obbligatori: con il decreto legislativo 83 del 2022 il Codice non li richiama più, e oggi restano un riferimento di prassi.
L'errore tipico nasce dal nome. La stessa etichetta circola con formule diverse: una parte dei manuali chiama «immediata» solo il rapporto fra le disponibilità liquide e il passivo a breve, un gradino più severo dell'acid test. E le soglie del CNDCEC, costruite con il magazzino al numeratore, applicate all'indice senza magazzino accendono un allarme falso in quasi ogni azienda manifatturiera. Per questo accanto al nome dell'indice va sempre scritta la formula usata, anche quando a presentarlo è una banca o un analista.
Nei propri bilanci si guarda la distanza fra i due indici
Una liquidità corrente buona con una immediata debole descrive un'azienda che regge finché il magazzino gira: se le vendite rallentano, le scorte restano sugli scaffali e i debiti scadono lo stesso. Due indici vicini descrivono un'azienda che paga con i crediti e con la cassa, e che dal magazzino dipende poco.
Il calcolo si ripete sugli ultimi tre bilanci e, quando ci sono, sulle situazioni trimestrali dell'anno in corso. Il controllo di gestione mette i due indici accanto ai giorni medi di giacenza del magazzino. Se la distanza fra liquidità corrente e immediata cresce da un bilancio all'altro, la cassa dei mesi successivi dipende sempre di più dalle scorte.

