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Il merito di credito di un'impresa si legge nello spread, non nel tasso

18 ottobre 2026, ore 09:36

Secondo il Financial Times del 17 ottobre, Anthropic, la società americana di intelligenza artificiale, offre ai fondi di Blackstone un rendimento superiore al 10 per cento su 9 miliardi di dollari di debito. È una quota della parte subordinata, quella rimborsata dopo le altre, di un finanziamento da 60 miliardi garantito dai canoni che Anthropic pagherà per cinque anni per l'affitto dei chip. Chi viene rimborsato per ultimo rischia di più, e chiede di più.

Il prezzo di un finanziamento è fatto di due parti

Anche nei prestiti alle imprese italiane chi presta si fa pagare il rischio che corre. Il tasso che una banca applica a un'impresa somma due componenti.

La prima è il tasso di mercato, uguale per tutti nello stesso giorno. Nei finanziamenti a tasso variabile è l'Euribor, il costo medio a cui le principali banche europee si prestano denaro fra loro. Nei mutui a tasso fisso è l'IRS (Interest Rate Swap), il riferimento di mercato per un prestito della stessa durata: conta quello del giorno della firma, che resta valido fino all'ultima rata.

La seconda è lo spread, la maggiorazione che la banca aggiunge per quell'impresa e per quel prestito. Lo spread copre i costi e il guadagno della banca, e soprattutto il rischio: quanto la banca giudica probabile che il debito non venga restituito, e quanto perderebbe se succedesse. Dentro ci sono la solidità dei conti dell'impresa, la durata del finanziamento e le garanzie che lo accompagnano, come un'ipoteca su un immobile.

Lo stesso tasso può nascondere due giudizi opposti

Le due componenti del tasso si muovono per ragioni diverse. Il riferimento di mercato cambia con le decisioni della BCE e con le attese di chi presta denaro, e non dipende da chi chiede il prestito. Lo spread invece segue l'impresa: i suoi conti, la sua storia di pagamenti, le garanzie che può offrire.

Per questo il tasso, da solo, dice soprattutto quando il contratto è stato firmato. Nell'autunno del 2023 il denaro costava come non succedeva da anni: il 19 ottobre l'Euribor a tre mesi toccò il 4 per cento, il livello più alto dal 2008. Un mutuo a tasso fisso firmato in quei mesi porta ancora oggi interessi alti, anche se lo spread è basso, cioè anche se la banca giudicava bene l'azienda. Al contrario, un mutuo firmato quest'anno può costare meno e avere uno spread più alto, se nel frattempo il mercato è sceso e il giudizio sull'azienda è peggiorato.

Il merito di credito, cioè l'affidabilità che la banca riconosce a un'impresa, si vede quindi nello spread.

Lo spread si ricava dal contratto e dal riferimento del giorno della firma

Nei finanziamenti a tasso variabile lo spread è scritto nel contratto, che indica il tasso come l'Euribor scelto, per esempio quello a tre mesi, più una maggiorazione: quella maggiorazione è lo spread. Nei mutui a tasso fisso il contratto riporta di solito solo il tasso complessivo; lo spread si ottiene togliendo da quella cifra l'IRS della stessa durata, rilevato il giorno della firma.

Con quel dato per ogni finanziamento si costruisce una tabella: la banca, la data della firma, il tipo di tasso, lo spread. Ordinata per banca, mostra come ciascun istituto valuta l'impresa; ordinata per data, dice se quella valutazione è cambiata negli anni. Per stimare quanto costerà il prossimo prestito si prende il riferimento di mercato di oggi e ci si aggiunge lo spread tipico delle banche dell'impresa, dando più peso ai contratti firmati di recente, che descrivono l'azienda com'è adesso.

Si confrontano gli spread, non i tassi

L'errore più frequente ha due forme. La prima è giudicare una banca cara perché il suo mutuo ha il tasso più alto, quando magari è solo il più vecchio, firmato con il mercato ai massimi. La seconda è stimare il costo dei finanziamenti futuri con la media dei tassi in essere: quella media racconta in che anni sono stati firmati i contratti, non quanto chiederanno le banche domani.

Il confronto ha però un limite. Due spread si confrontano solo fra finanziamenti simili: di norma un mutuo con ipoteca costa meno di uno senza garanzie, e un prestito breve meno di uno lungo. È il principio della notizia di partenza: con lo stesso debitore, chi accetta un rischio maggiore chiede una maggiorazione più alta.

Nella trattativa con una banca il riferimento di mercato resta fuori, perché non lo decide nessuno dei due. Si discute lo spread, l'unica parte del prezzo su cui pesa quello che l'impresa sa mostrare dei propri conti.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Financial Times il 17 ottobre 2026.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

Banche e debito

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